Wikileaks, Gasparri: «Berlusconi fu costretto a dimettersi, fuori la verità»

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri torna sulla gravissima questione di Wilileaks, ben deciso ad andare in fondo alla vicenda: «Ma davvero si pensa di archiviare senza colpo ferire la vicenda dell’aggressione interna e internazionale a Berlusconi? Le intercettazioni americane ai danni del nostro leader rappresentano solo l’ultimo episodio di una lunga catena di fatti che ha visto protagonisti, in Italia, in Europa e negli Usa, molti personaggi che hanno agito contro l’interesse dell’Italia e la volontà democratica del suo popolo. Con la complicità ovviamente nel nostro Paese di tanti esponenti che hanno ricoperto anche importanti cariche istituzionali», ha detto Gasparri. «Forza Italia vuole la verità su quanto avvenne nel 2011, sulle conseguenze economiche per il nostro Paese di quell’attacco, su tutte le manovre speculative che hanno finito per danneggiare non solo Silvio Berlusconi. Abbiamo chiesto da tempo una commissione d’inchiesta su queste vicende. Ma – prosegue – ancora non si avvia una vera e propria discussione. Dobbiamo pretenderla. Non è soltanto un diritto incancellabile di Berlusconi che ha pagato un prezzo inaccettabile, ma anche di tutti gli italiani che non possono vedere espropriata la propria libertà e il benessere economico da manovre come quelle che sono appena emerse con chiarezza sulla scena internazionale. Dobbiamo fare di questa campagna di verità la nostra priorità».

Quanto accaduto con Wikileaks deve preoccupare tutta l’Italia

«Rispetto a quanto avvenuto nel 2011, quando il governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni, c’è ancora tanta luce da fare e tanti aspetti oscuri. Mi sembra che la stampa critica, paladina del diritto di informare, non sia tanto concentrata nel fare chiarezza», ha detto da parte sua il responsabile nazionale comunicazione di Fi Deborah Bergamini, a margine di un’iniziativa del partito a Firenze, parlando con i giornalisti in merito alle rivelazioni di Wikileaks su Silvio Berlusconi quando era premier. «Quanto accaduto nel 2011 non deve preoccupare Berlusconi e Fi – ha aggiunto – ma deve preoccupare tutti gli italiani perché quello che è accaduto una volta, potrebbe sempre riaccadere. In altri tempi e con altri governi – ha aggiunto – se fosse accaduta una cosa del genere ci sarebbero state ben altre reazioni. Riscontro che c’è un improvviso calo di attenzione rispetto a questa tematica, ma non ne sono sorpresa». Secondo la Bergamini «nel 2011 ci fu una commistione di interessi esterni e interni al nostro Paese che produsse quello che è stato un risultato antidemocratico. Quando ci riempiamo la bocca di sovranità nazionale dovremmo sempre riflettere rispetto al fatto che poi la realtà vada molto più lontano rispetto ai proclami». Il presidente del Copasir senatore Giacomo Stucchi spera che «i leaks siano finiti. Comunque gli Usa debbono dare chiarimenti». Rispondendo ai giornalisti sull’attività di spionaggio nei confronti dell’allora premier Silvio Berlusconi da parte della Nsa, Stucchi ha sottolineato che «non è un problema di colore politico, si sa che Edward Snowden è in possesso di file fino al 2013 e quindi potrebbero esserci file relativi ai governi Monti e, in maniera più limitata, Letta. Se ci sono, ce lo debbono dire, uno stillicidio di leaks sarebbe intollerabile. La nostra preoccupazione riguarda Berlusconi – ha ribadito -, ma anche Monti e Letta. Dal 2014 l’amministrazione Obama ha detto di voler cambiare indirizzo – ha aggiunto -, ma a noi interessa capire cosa c’è dentro la Nsa, e nelle altre agenzie di sicurezza Usa, per le registrazioni effettuate contro rappresentanti del governo italiano».