Virus Zika, l’Oms alza la soglia d’allarme: «Emergenza internazionale»

Il virus Zika è un’emergenza internazionale di salute pubblica. Lo ha deciso il comitato di esperti convocato dall’Oms, che ha dato l’annuncio durante una conferenza stampa a Ginevra. «Serve uno sforzo internazionale contro il virus», ha affermato il direttore generale Margaret Chan. «Gli esperti – ha spiegato Chan – sono stati d’accordo nell’affermare che la relazione causale tra l’infezione da virus Zika in gravidanza e la microcefalia è “fortemente sospetta”, anche se non è ancora scientificamente provata». Il comitato, ha aggiunto Chan, non ritiene al momento che ci siano le condizioni per chiedere restrizioni nei viaggi o nei commerci per prevenire la diffusione del virus.Emergenze simili erano state dichiarate prima, ad esempio, per la pandemia dell’influenza suina del 2009 e nell’agosto del 2014 nei confronti di Ebola. In questi casi si ritiene che ci si trovi di fronte a «rischio per la salute pubblica» e con implicazioni che vanno al di là delle frontiere nazionali dello Stato interessato. L’emergenza internazionale viene dichiarata da un comitato che offre le indicazioni sulle misure da raccomandare agli stati per prevenire o ridurre la diffusione internazionale della malattia. Fra gli esperti del comitato di emergenza, ne viene nominato almeno uno per ogni paese nel cui territorio si è sviluppata l’epidemia.

Il virus Zika viaggia con le zanzare

Jeremy Farrar, capo del Wellcome Trust, una Fondazione britannica di ricerca biomedica, ha spiegato che «per molti versi lo scoppio Zika è peggiore l’epidemia di Ebola di 2014-15». «La maggior parte dei vettori del virus sono asintomatica. È un’infezione silenzioso in un gruppo di persone altamente vulnerabili – donne incinte – che è associato con un risultato orribile per loro bambini». Ad allarmere anche l’Italia, il fatto che la zanzara tigre, la Aedes albopictus, comparsa in Italia nel 1990, con l’epidemia del virus Zika nelle America, diventa sempre di più ‘«una sorvegliata speciale»’, considerato che potrebbe diventare il veicolo per la formazione di focolai anche nel nostro paese, avvertono gli infettivologi. E proprio il nostro paese è quello che l’insetto predilige in Europa.