Virus Zika, aumenta l’allarme: nuovi casi in Brasile dopo una trasfusione

E dopo il primo contagio per via sessuale registrato in Texas, arrivano anche i due casi di trasmissione del virus Zika tramite trasfusione di sangue. Un aggiornamento temuto ma in qualche modo ateso, sul virus, riportato dai media locali e confermato da un esperto dell’Università di Campinas, vicino San Paolo.

Zika, 2 nuovi casi in Brasile dopo la trasfusione

Nel 2015, dunque, si fa sapere dal Brasile, sono stati confermati dall’Università statale di Campinas almeno due casi di contagio da Zika con trasfusione.«I test genetici – ha spiegato Marcelo Addas Carvalho, direttore del centro trasfusionale – hanno confermato che un uomo che ha ricevuto una trasfusione nel marzo del 2015 è risultato infetto, anche se non ha sviluppato i sintomi». E ancora, che anche un secondo uomo, ha aggiunto Carvalho, che ha ricevuto una trasfusione in seguito a ferite da arma da fuoco, è stato probabilmente contagiato dal virus, anche se i test definitivi non sono ancora stati condotti. Due casi sotto esame e che – anche se al momento risultano ancora parziali i controlli relativi effettuati – confermerebbero quanto temuto ma inevitabilmente previsto e annunciato: l’ipotesi di un contagio tramite trasfusione, infatti, è subito stata presa in esame da molti paesi, compresa l’Italia che, tanto che per esempio, ha stabilito che i donatori che hanno soggiornato nei paesi colpiti dovranno aspettare 28 giorni prima di poter tornare a donare il sangue. Non solo: sulla scia di quanto appena registrato negli Stati Uniti, a preoccupare gli esperti è anche la possibilità di contagio attraverso rapporti sessuali. Il Cdc statunitense ha pubblicato una linea guida specifica per le donne in gravidanza in cui, alle future mamme i cui partner hanno viaggiato nei paesi interessati, viene consigliato di evitare i rapporti sessuali – o quanto meno vengono esortate ad avere rapporti protetti – fino alla nascita del bimbo.

Quinto caso in Italia, la donna proveniva dal Venezuela

E per rimanere nell’ambito dei nostri confini, sembra sia stato confermato un nuovo caso di infezione da virus Zika: sarebbe il quinto. La notizia risalirebbe allo scorso dicembre e riguarderebbe una donna proveniente dal Venezuela, curata a Treviso presso l’Ospedale Ca’ Foncello e dimessa dopo pochi giorni di degenza. Lo rende noto la Direzione sanitaria dell’Azienda Ulss 9 di Treviso. E contestualmente l’Azienda fa sapere inoltre che le analisi portate a termine presso l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Padova hanno invece dato esito negativo riguardo al presunto caso di contagio da virus Zika riscontrato la settimana scorsa dal reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Ca’ Foncello su una signora latinoamericana. Ad oggi, dunque, risultano essere cinque i casi noti di contagio da virus Zika in Italia. E tutti i pazienti contagiati sono guariti.