Violenza sulle donne, una giornata nera. Ma Renzi pensa solo alle coppie gay

Due femminicidi in poche ore e un tentato omicidio. C’è un’escalation di violenza sulle donne, come dimostrano i casi delle ultime orema la maggioranza di governo è troppo presa dal dibattito sulle unioni civili e sui matrimoni gay per rendersene conto e provare a prendere provvedimenti legislativi. Il primo episodio, drammatico, in Campania, a Pozzuoli, dove un uomo ha lanciato alcol e dato fuoco alla compagna incinta di otto mesi: per fortuna la ragazza è ancora in vita, ma in gravi condizioni, e la neonata s’è salvata. In Sicilia, altro episodio gravissimo. Strangolata nel catanese dall’ex convivente: il fermato aveva già ucciso sedici anni fa. Ed ancora, a Brescia, una moglie accoltellata da un uomo che poi è scappato e s’è schiantato in auto contro un tir. Carla Ilenia, Luana e Marinella sono tre donne che a distanza di poche ore l’una dall’altra sono rimaste vittime della follia di uomini che avevano giurato di amarle. Relazioni che hanno avuto un epilogo violento e drammatico. E tutto ciò nonostante l’approvazione nel 2014 della legge sul femminicidio.

Violenza sulle donne e femminicidio, nel 2015 uccise 127 donne

Nel 2015, secondo i dati del ministero dell’Interno, ci sono stati 411 omicidi volontari, di cui il 31,14% con vittime donne. Dunque, sono stati 127 i casi di donne uccise. Sono in leggero calo rispetto al 2014, quando erano state, secondo i dati Eures, ben 152. Ma sono sempre troppi. Il 66,3% dei femminicidi domestici censiti in Italia tra il 2000 e il 2013 (1.122 vittime in valori assoluti),  secondo il Rapporto Eures, è direttamente riferibile a una relazione di coppia, con una prevalenza della relazione coniugale o di convivenza (714 vittime, pari al 42,2% degli eventi censiti), una quota significativa di donne uccise da partner o amanti (292, pari al 17,3%) ed una più contenuta da ex coniugi o ex partner (116 vittime, pari al 6,9%).

L’ex ministro Carfagna: Renzi sottovaluta l’emergenza

«Le donne non possono più morire, non possono più essere vittime di violenza feroce e indiscriminata», ha commentato l’ex ministro del governo Berlusconi, Mara Carfagna. «È  fondamentale – ha detto ancora – che i casi di Misterbianco, Brescia e Pozzuoli ci inducano ad una seria riflessione e ci spingano a mettere in atto una vera rivoluzione culturale, a cui devono affiancarsi azioni concrete. Ci auguriamo che questi ultimi tre casi, nella loro tragicità, sveglino il governo e gli facciano capire che siamo di fronte a un’emergenza e che un settore come quello delle Pari Opportunità va seguito con dedizione e costanza. Che serve un impegno incessante per salvare anche una sola vita. Impegno e attenzione che Renzi continua a non dimostrare, considerando che nell’ultimo rimpasto di governo al settore Pari Opportunità non è stato rivolto neanche un pensiero».

La criminologa Merzagora: la legge non basta

«Qualcuno si era illuso che con una legge, qualche nuova norma, il fenomeno della violenza sulle donne si estinguesse: non è così, e i fatti di queste ore lo dimostrano», ha commentato Isabella Merzagora, presidente della Società italiana di criminologia e docente all’Università di Milano. «Le ragioni di questo fenomeno sociale – ha spiegato – sono ataviche, non ultimo il fatto che indubbiamente le donne sono più inclini al perdono degli uomini». Dunque sopportano, riprendono in casa i violenti, sperano nel cambiamento. «Da qui la tendenza a non denunciare o, spesso, a ritirare la denuncia contro il partner violento. Questo agire spesso causa, in più, una sorta di colpevolizzazione della vittima, il “non si è difesa”, mentre la realtà è che queste donne non vengono adeguatamente sostenute e accompagnate nel percorso di liberazione dal carnefice». Inoltre, ha sottolineato Merzagora, «c’è da tenere presente la situazione economica della donna, spesso non in grado di sostenere da sola se stessa e la prole».

I matrimonialisti: la violenza riguarda il 40% delle donne

«Il fenomeno della violenza intrafamiliare, in particolare all’interno di relazioni familiari anche di fatto, costituisce la più grande piaga sociale del Paese. Quattro donne su dieci che si rivolgono al tribunale per la separazione o per il divorzio sono state vittime di violenze da parte del marito o del compagno», ha spiegato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami). «Le violenze più diffuse sono quelle fisiche e psicologiche (mobbing familiare), ma non mancano anche quelle sessuali ed economiche. Molti mariti in particolare utilizzano il potere economico per sottomettere le mogli».