Unioni (in)civili, i vescovi si dividono e Renzi fa lo spaccone (aridatece Ruini)

La mancanza di un Renzi travestito da ghibellino si sentiva. E il premier ha immediatamente provveduto. Le agenzie non avevano ancora finito di battere la dichiarazione con cui il capo dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, aveva esortato il presidente del Senato, Piero Grasso, a non comprimere la libertà di coscienza dei senatori sul ddl Cirinnà, che già Renzi si era piazzato al centro della scena per ritagliarsi il suo momento di gloria. «Il voto segreto lo decide il Parlamento e non la Cei, e lo dico con stima per il cardinal Bagnasco», è stata la sua piccata replica ai microfoni di Radio Anch’io.

Ma quando la Cei parla di migranti Renzi  applaude

Ineccepibile, ma un tantino sospetto dal momento che di altrettanto impeto Renzi non ha dato prova quando ad esempio la Cei, soprattutto nella persona di monsignor Nunzio Galantino, che ne è il numero due, è intervenuta a passo di carica su temi altrettanto sensibili come l’immigrazione. Lì tutti ad applaudire in nome della solidarietà un tanto al chilo, qui tutti a fischiare in nome della laicità dello Stato e delle istituzioni.

Galantino contro Bagnasco: «Non parlo per rispetto del Senato»

Ed è toccato proprio a Galantino soccorrere Renzi con una dichiarazione che suona come una vera sconfessione della sortita di Bagnasco. Chiamato dall’Ansa, infatti, il segretario della Cei,ha liquidato la questione con paroline destinate a lasciare il segno nei difficili equilibri della Cei al tempo di Papa Bergoglio: «Vale quello che ho detto l’altro giorno, per rispetto del Parlamento e delle istituzioni preferisco non parlare», ha detto rimarcando che analogo rispetto istituzionale non aveva evidenziato il “suo” presidente, cioè Bagnasco. Che in mattinata aveva invece ricevuto il conforto di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il giornale delle diocesi. Nel suo editoriale, Tarquinio aveva difeso con estrema decisione l’intervento di Bagnasco mettendo su un piatto «gli autorevoli, rispettosi e democratici auspici di un vescovo» e, sull’altro, «le disposizioni tese a limitare la libertà di coscienza dei senatori del Pd» per poi concludere: «Qui si tratta di libertà di coscienza, e di buon diritto. Nessuno cerchi alibi». Ma la difesa di Avvenire non sembra rappresentativa dell’intero episcopato italiano, che sembra irrimediabilmente diviso in guelfi bianchi e guelfi neri. Altri tempi, quelli del politico Ruini.