Unioni civili, via dal testo adozioni e obbligo di fedeltà. I gay protestano

Alla fine è stato Andrea Marcucci, il padre del supercanguro (il contestato emendamento che avrebbe dovuto spazzare via tutte le richieste di modifica al ddl Cirinnà) ad annunciare ai cronisti che l’accordo tra alfaniani e renziani era andato a buon fine. Via l’adozione del figliastro e via l’articolo 3 sull’obbligo di fedeltà nelle unioni civili (che avrebbe equiparato il nuovo istituto al matrimonio): “Habemus – ha detto Marcucci – l’emendamento è scritto molto bene, ora aspettiamo la bollinatura”. Per il governo a trattare con Area popolare è stata Maria Elena Boschi che insieme al capogruppo Pd Luigi Zanda ha limato fino all’ultimo l’emendamento del governo sulle unioni civili. Per i centristi hanno preso parte alla trattativa il ministro Enrico Costa, il capogruppo Renato Schifani e il senatore Nico D’Ascola. Nel testo, si apprende da fonti parlamentari, verrebbe salvaguardato il riferimento alla “vita familiare” ex art. 3 mentre verrebbe stralciato l’obbligo di fedeltà previsto dal medesimo articolo. Via inoltre l’articolo 5 che faceva riferimento alla controversa stepchild adoption. Uno stralcio cui il Pd intende “rimediare” inserendo la stepchild adoption in un ddl sulle adozioni che dovrà avere – parole di Zanda – “una corsia preferenziale” ed essere approvato alla Camera e al Senato “entro la fine di questa legislatura”.

Lo stralcio ha suscitato la protesta di oltre un centinaio di attivisti delle associazioni Lgbt davanti a Palazzo Madama mentre al Senato l’accordo Pd-Ap sul ddl unioni civili era in dirittura d’arrivo. Al grido di “Vergogna” i militanti si sono spostati da piazza delle Cinque Lune per dirigersi davanti all’edificio del Senato: alcuni di loro si sono seduti a terra per strada bloccando la circolazione.

Angelino Alfano si è detto soddisfatto dell’intesa raggiunta: “Il risultato raggiunto mi fa stare in pace con la mia coscienza. Io porto a casa il risultato che i diritti si danno, le adozioni no e matrimoni e unioni restano due cose separate”. Per Renzi si tratta di “un accordo storico”. Un compromesso al ribasso, invece,  per  i critici del premier che il Pd cerca di far digerire indorando la pillola con le parole di Zanda: “Il telaio del testo resta identico, non ci sono modifiche sostanziali. L’Italia avrà una buona legge”.