Unioni civili, Grasso dà un aiutino a Renzi sulla prima votazione

Quale sarà l’andazzo sul ddl Cirinnà, Pietro Grasso l’ha fatto capire da subito: il presidente del Senato ha messo al riparo la legge dal primo incidente di percorso in cui poteva incorrere, quello di essere rispedita in commissione prima che l’Aula la discutesse. Grasso, infatti, ha detto no alla richiesta di voto segreto sul “non passaggio” all’esame, che era stata avanzata da una settantina di senatori, per lo più della Lega e del movimento “Idea” di Gaetano Quagliariello, ma tra i quali si contavano anche alcuni esponenti cattodem, l’area cattolica del Pd. La richiesta di non passaggio è stata respinta dall’aula: hanno votato contro 195 senatori, a favore 101, 1 astenuto.

Il braccio di ferro all’interno del Pd

Dunque, a questo punto è da escludere che si possano stralciare gli articoli più controversi e, in particolare, quello che riguarda la stepchild adoption, come richiesto da un fronte trasversale che attraversa lo stesso Pd. Il tema è stato anche al centro di una infuocata riunione del gruppo dem in cui cattolici e strenui difensori delle adozioni gay hanno portato avanti un braccio di ferro sulla libertà di voto, che alla fine si è concluso con la decisione di comodo di non votare sulle due diverse posizioni. Un modo come un altro per procrastinare il momento della conta e delle lacerazioni alle quali i Pd vanno incontro.

Ora il governo dice che «non esprimerà valutazioni politiche»

Per ora, dunque, nel merito nulla di fatto. Ma non c’è dubbio che come posizionamento tattico Grasso abbia fatto conquistare una base alla maggioranza Pd. Ormai si gioca sul filo e lo dimostrano anche le ultime mosse del governo, con Matteo Renzi che tuona contro l’utero in affitto, continuando a fingere che la stepchild adoption non c’entri nulla con il commercio di bambini, e il ministro Andrea Orlando che, dopo aver avvertito a mezzo intervista che la stepchild adoption «è fondamentale», va poi in aula a Palazzo Madama a dire che «il governo non esprimerà valutazione politica sulla legge», ma solo «una valutazione tecnica su alcune proposte di modifica quando palesemente non conformi alla giurisprudenza europea e costituzionale».

Partita aperta sulle adozioni gay

Insomma, Renzi e la maggioranza Pd non si sentono più tanto sicuri di poter difendere la legge così com’è – fatto su cui invece fino a pochi giorni fa il premier ostentava altra sicurezza – e sembrano iniziare a mettere in conto la possibilità di finire sotto sulla stepchild adoption. Probabilmente più per la libertà di coscienza garantita da Grillo ai suoi che per l’opposizione interna dei cattodem. Intanto, a giudicare dalle ultime mosse, il premier e l’ala “dura” sembrano attrezzarsi per uscirne, in un modo o nell’altro, comunque vincitori. Magari con un aiutino da parte del presidente del Senato, che sui voti segreti ha ultima e insindacabile parola.