La Turchia martella i curdi e accusa Washington: avete fornito loro le armi

La Turchia continua a rimanere sotto pressione dopo l’attentato contro un convoglio militare ad Ankara di pochi giorni fa, che il governo ha attribuito alla minoranza curda, che peraltro continua a smentire. L’attacco ai curdi viene dalle più alte autorità turche: «Mesi fa nel mio incontro con il presidente Barack Obama gli ho detto che gli Usa stavano fornendo armi ai curdi del Pyd in Siria. Tre aerei carichi sono arrivati, la metà sono finite nelle mani di Daesh (l’Isis, ndr), e la metà nelle mani del Pyd»: lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La Turchia considera le curde Pyd e Ypg organizzazioni terroristiche legate al Pkk e attribuisce loro la responsabilità dell’attentato di mercoledì ad Ankara. Gli Usa hanno invece espresso apprezzamento per il loro contributo nella lotta all’Isis. Intanto altre tre persone sono state arrestate dalle autorità turche con l’accusa di complicità con il terrorista suicida curdo-siriano, Saleh Nejar, nell’organizzazione dell’attacco che mercoledì ha ucciso 28 persone nel centro di Ankara. Lo riferiscono media locali, citando il procuratore capo della capitale turca, Harun Kodalak. Il totale delle persone fermate finora sale così a 17. I curdi-siriani del Pyd e il Pkk, come detto, hanno negato le accuse del governo turco, che li ritiene responsabili dell’attacco. Ma la rappresaglia non si ferma: come minacciato giovedì dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nelle ultime ore l’artiglieria di Ankara ha proseguito i bombardamenti contro le milizie curde dell’Ypg nel nord della Siria. Secondo fonti locali, i bombardamenti sono partiti da un’area rurale a Kirikhan, nella provincia frontaliera di Hatay. L’esercito turco avrebbe lanciato almeno cinque missili terra-aria Stinger e I-Hawk. Si tratta del sesto giorno consecutivo in cui i turchi bombardano le postazioni curde al confine con la Siria.

Da sei giorni la Turchia lancia bombe sulla minoranza curda

Si è poi appreso che tre soldati turchi sono rimasti uccisi e quattro feriti nel crollo di un edificio avvenuto durante le operazioni militari contro il Pkk a Sur, centro storico della “capitale” curda Diyarbakir nel sud-est, entrato nell’80° giorno di coprifuoco. Lo rende noto l’esercito di Ankara. Secondo diverse fonti curde, decine di civili feriti sarebbero bloccati nella città senza ricevere cure, analogamente a quanto – sempre secondo denunce curde – era avvenuto a Cizre, altra località sotto l’assedio dell’esercito. Sul fronte della lotta all’Isis, un raid americano in Libia ha preso di mira Noureddine Chouchane, la presunta mente delle stragi dello scorso anno in Tunisia, al museo Bardo e sulla spiaggia di Sousse. Centrato un campo di addestramento dell’Isis a Sabratha, nell’ovest del Paese. Lo scrive il New York Times citando una fonte occidentale. Ancora incerta la sorte di Chouchane. Secondo la fonte citata dal Nyt, il tunisino Chouchane è considerato uno dei più influenti responsabili dell’Isis, ed è stato collegato alla strage del Bardo di marzo 2015, in cui morirono 24 persone tra le quali quattro italiani, e quella sulla spiaggia di Sousse, a giugno, che fece 38 vittime. Jamal Naji Zubia, responsabile per i media stranieri di Tripoli, ha precisato che il raid americano ha centrato una casa colonica a diversi chilometri da Sabratha. I jihadisti uccisi nel raid sono soprattutto di nazionalità tunisina. Successivamente si è appreso che è di almeno 41 morti e 6 feriti il bilancio del raid Usa a Sabratha, nell’ovest della Libia. Lo afferma una nota del consiglio municipale della città, citando fonti mediche.