Trump: «Nessuna pietà per i tagliatori di teste dell’Isis. È giusta la tortura»

«La tortura? Quando serve è necessario anche ricorrere alla sua pratica: come rispondere altrimenti ai tagliagola dell’Isis?». Donald Trump non ha dubbi: e risponde senza esitazioni e senza filtri dioplomatici – come è ormai solito fare – alla domanda diretta di un moderatore durante un incontro elettorale in South Carolina. E se il suo interlocutore voleva mettere in dificoltà il candidato repubblicano, non c’è davvero riuscito…

Trump, «la tortura? Quando è necessario occorre usarla»

Non cede al compromesso diplomatico; non si trincera dietro perifrasi compiacenti: Donald Trump, che ha fatto della provocazione estrema e della polemica politica l’arma dialettica della sua campagna elettorale, non fa sconti al tema in oggetto e neppure ai suoi detrattori, arrivando a smarcare a destra persino il suo collega, il senatore repubblicano John McCain. «Il waterboarding? Lo approverò assolutamente, ma lo renderò peggiore». È proprio con questa dichiarazione d’intenti, più netta persino delle sue precedenti affermazioni propagandistiche, che l’imprendiotore miliardario candidato alle primarie tra le file dei repubblicani per la corsa alla Casa Bianca, replica a quella che voleva essere una provocazione lanciata da un moderatore durante un incontro in una casa per pensionati a Bluffton, in South Carolina. Esprimendo – secondo alcuni commentatori americani – un diretto sostegno al possibile uso della tortura come mai prima.

«Nessuna pietà per i tagliatori di teste dell’Isis: vogliono ucciderci»

«Mi hanno chiesto cosa volevo dire», ha detto il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ricordando le sue affermazioni sul waterboarding nel corso di un precedente dibattito televisivo con la rete Abc, precisando: «Quello che ho detto è che nel Medio-Oriente stanno tagliando le nostre teste, ci vogliono uccidere, vogliono uccidere il nostro Paese, vogliono distruggere le nostre città… Non ditemi che non funziona. La tortura, amici, funziona, credetemi, funziona…». Dunque Trump rilancia la tortura dell’acqua che persino il collega repubblicano Mccain – reduce della guerra in Vietnam – ha ammesso essere una «tortura molto intensa» e una «esecuzione simulata», che lascia tracce indelebili nella psiche di un uomo. Si tratta, infatti, di una forma di annegamento controllato, in quanto l’acqua invade le vie respiratorie, inducendo il riflesso della faringe. Il soggetto sottoposto a questa pratica di tortura non può controllare il flusso dell’acqua, né interromperlo, né sottrarsi: ed è per questo che ha la sensazione e la convinzione di dover morire da un momento all’altro. Una forma quasi più spietata dal punto di vista psicologico che fisico, come in qualche modo rilevato da McCain, rispetto alla quale però Trump ha dichiarato: «Il waterboarding è una forma minore, secondo alcuni non è tortura, ma ammettiamo che lo sia. Se mi chiedono cosa penso del waterboarding io dico che per me va benissimo, ma dovremmo fare qualcosa di molto più forte». O quanto meno, come ha poi aggiunto a stretto giro il miliardario Usa, «rendere peggiore» la tortura che dà la sensazione dell’annegamento imminente. E mentre i suoi detrattori lo contestanop da destra e da sinistra, lui tortura anche i suoi avversari e rivali interni: a suon di sondaggi però che lo vedono distanziare doversio competitor nella corsa alla nomination repubblicana per le prossime, cobattutissime, presidenziali americane.