Terrorismo islamico, i pm chiedono 5 anni per la sorella di “Fatima”

Maria Giulia Sergio, convertitasi all’Islam col nome di “Fatima”, è in Siria, a dare supporto ai tagliagola al servizio di al Baghdadi. La sua famiglia, a partire dal padre e dalla sorella, sono rimasti bloccati in Italia – prima di riuscire a unirsi ai miliziani jihadisti dell’Isis – a fare i conti con la giustizia italiana. La madre dell’integralista islamica convertitasi al credo terroristico, invece, è morta in carcere pochi mesi fa.

“Fatima” latitante e i pm: condannare a 5 anni e 4 mesi la sorella

Dunque, il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e il pm Paola Pirotta hanno chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi di carcere per Marianna Sergio, la sorella della presunta jihadista italiana Maria Giulia “Fatima” Sergio. Per quest’ultima, invece, che è tuttora latitante e si troverebbe in Siria a combattere con l’Isis, per suo padre e per altri tre imputati che non hanno scelto il rito abbreviato, la Procura ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio. I pm, inoltre, hanno chiesto altre 4 condanne nel giudizio abbreviato con al centro l’accusa di terrorismo internazionale a pene comprese tra i 2 anni e 4 mesi e i 4 anni e 2 mesi. Il procedimento è stato aggiornato a lunedì prossimo, 22 febbraio.

Gli altri familiari di Fatima imputati: le accuse, le richieste di condanna

Oltre a Maria Giulia Sergio, la ragazza di origine campana che si è convertita all’Islam e con il nome di “Fatima Az Zahra” propaganda anche in Rete le imprese terroristiche dell’esercito del califfo Abubakr Al Baghdadi, rischiano il rinvio a giudizio anche il marito albanese Aldo Kobuzi, che si troverebbe con lei nel Paese arabo, la madre dell’uomo, Donika Coku, e la cittadina canadese Haik Bushra, 30 anni. La donna è accusata di aver svolto un ruolo decisivo «nell’arruolamento» di Fatima e della «sorella Marianna all’interno dell’Is» e di aver gestito 5 gruppi «di indottrinamento» via Skype con iscritte più di 300 donne musulmane. Anche Donika Coku e Haik Bushra sono latitanti, mentre l’unico non latitante a scegliere il rito ordinario in udienza preliminare è stato il padre di “Fatima”, Sergio Sergio, arrestato lo scorso luglio assieme alla madre della giovane (Assunta Buonfiglio, morta qualche mese fa) con l’accusa di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo, perché entrambi sarebbero stati pronti a partire da Inzago (Milano) per la Siria per raggiungere la figlia, la prima foreign fighter italiana. Nell’aula bunker davanti al carcere milanese di San Vittore, davanti al gup di Milano Donatella Banci Buonamici, i pm hanno chiesto, oltre a 5 anni e 4 mesi per Marianna Sergio (ancora detenuta e che era presente in aula), anche 4 anni e 2 mesi per Arta Kakabuni (presente in aula), 3 anni e 2 mesi per Baki Coku, due zii di Aldo Kobuzi, e rispettivamente 2 anni e 4 mesi e 2 anni e 6 mesi per i coniugi Dritan e Lubjana Gjecaj, albanesi di 40 e 38 anni che, secondo l’accusa, avrebbero fornito a “Fatima” e al marito supporto logistico, pagando i biglietti aerei per la Turchia, prima tappa del viaggio verso la Siria.