Sulle adozioni gay il centrodestra salvi se stesso e il “disperso” Alfano

Su unioni e adozioni gay Renzi va avanti. Nessun dubbio, nessun ripensamento. L’imponente piazza del Family day dev’essere apparsa al premier una semplice illusione ottica. Così come la sagoma del ministro Galletti, segnalato dalle cronache al Circo Massimo. Il testo Cirinnà si avvia dunque a vedere la luce tra gli applausi di Pd, Sel e M5S con Angelino Alfano nel mesto ruolo di reggitore di candela. A meno che… a meno che, ovviamente, egli non decida di esibire il suo famoso quanto introvabile quid. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, sebbene al frangente calzi meglio l’ormai abusato “se non ora, quando”. Il ministro dell’Interno non troverebbe infatti occasione più propizia per silenziare quanti gli imputano una preoccupante arrendevolezza sui principi ben compensata da una forte vocazione alla poltrona. Certo, nessuno può pretendere da lui di specchiarsi nel possente “no” opposto dal Family day alle unioni e alle adozioni omosessuali, ma è ragionevole chiedergli di dare uno sbocco politico a quella piazza. Il Ncd è parte della maggioranza, ha titolo per incidere in concreto sulle scelte del governo e Alfano ha sempre rivendicato il ruolo di guardiano degli interessi e dei valori del blocco moderato in partibus infidelium per legittimare la propria presenza nell’esecutivo. Gli verrebbe perciò difficile spiegare che quel che gli sarebbe riuscito per strappare al premier misure economico-finanziarie gradite – a suo dire – più a destra che a sinistra, fallisca ora di fronte al menàge a trois intrecciato da Pd, Sel e M5S su un tema caro solo a minoranze organizzate e a pseudo-élite sfasciste. È invece proprio qui che Alfano deve vendere cara la pelle pena l’autocertificazione del proprio nullismo politico.

Ma non è solo per lui che suona la campana. Anche il centrodestra all’opposizione deve convincersi che non può restare alla finestra. Se la difesa della famiglia è un obiettivo comune, Forza Italia, Lega e FdI-An non possono pensare che il titolare del Viminale muova un passo in assenza di scenari alternativi. L’Italicum e il voto di giugno nelle maggiori città, Milano su tutte, dove l’apporto del Ncd può portare alla vittoria, ne impongono il recupero politico. Sul punto è Berlusconi che decide. Solo lui può usare il filo di cotone per ricucire la trama di un’alleanza che è già tale su molti valori lasciando Salvini a giocare con il filo spinato. Altre strade non esistono e chi scommettesse su un sussulto di resipiscenza dell’ex-delfino del Cavaliere semmai dettato dal timore di improbabili “scomuniche” a divinis, sarebbe destinato a perderla. Senza lo straccio di un’alternativa, nessuno potrebbe rimproverare Alfano di aver pensato che la sua poltrona val bene una messa.