La ricercatrice contro la ministra Giannini: «Taci, l’Italia non ci ha voluto»

“Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati”. Inizia così la durissima lettera di una ricercatrice, Roberta D’Alessandro,  indirizzata al ministro Stefania Giannini, senatrice titolare del dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Roberta ha vinto – con i colleghi Francesco Berto e Arianna Betti – il prestigioso bando europeo ERC Consolidator e non ha gradito il commento entusiasta del ministro Giannini ai risultati del bando che vede l’Italia terza per numero di assegnatari della borsa e prima per numero di ricercatrici vincitrici. “Un’altra ottima notizia per la ricerca italiana. Colpisce positivamente – aveva infatti scritto il ministro sulla pagina Facebook ufficiale – il dato del numero di borse totali ottenute dai nostri ricercatori, che ci posiziona al terzo posto insieme alla Francia. Ma, soprattutto, colpisce il fatto che siamo primi per numero di ricercatrici che hanno ottenuto un riconoscimento. Complimenti ai nostri ricercatori e alle nostre ricercatrici!”. Un entusiasmo per nulla condiviso dalla ricercatrice, che prende le distanze dal ministro e osserva che quei risultati non sono italiani ma olandesi: “L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai. E così, io, Francesco e l’altra collega, Arianna Betti (che ha appena ottenuto 2 milioni di euro anche lei, da un altro ente), in 2 mesi abbiamo ottenuto 6 milioni di euro di fondi, che useremo in Olanda. L’Italia ne può evidentemente fare a meno. Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC – racconta ancora la ricercatrice -, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica”. “Abbia almeno il garbo – attacca quindi D’Alessandro – di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto. Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei”.