Spiavano il Cav pure quando dormiva. Cavolo, nessuno se n’era accorto!

Silvio Berlusconi spiato! Spiato dagli alleati a stelle e strisce. Dati di Wikileaks, perciò dati veri. Come vere erano tutte le altre notizie trafugate da quel volpone di Julian Assange e rese di pubblico dominio. Ma, certo questa è grossa. Silvio Berlusconi intercettato. Cazzo, chi mai l’avrebbe detto! C’è un solo italiano da Bolzano a Trapani che possa mai averlo immaginato? Il Cavaliere, Presidente del Consiglio in carica, l’italiano che più di tutti avrebbe dovuto essere protetto, difeso, schermato, vittima di spionaggio. Suvvia, incredibile! Inimmaginabile. Le conversazioni di Berlusconi premier che vengono captate e ascoltate. Che assurdità. Un Capo di governo, un membro del G8, un leader europeo, un politico sostenuto dal consenso di milioni di concittadini spiato e intercettato come un volgare bandito, un trafficante, un terrorista. Mai e poi mai lo avremmo immaginato. Mai e poi mai lo avremmo pensato. Berlusconi intercettato e spiato. Roba da classica alzata di spalle: ma va là! Ma cosa mi dici mai! Tutti sappiamo quanto la sicurezza dell’ex premier sia stata sempre ben garantita. Certosina e costante. Possono testimoniarlo, primi di tutti, proprio i colleghi del gruppo Repubblica L’Espresso. Loro e tanti altri (praticamente tutti) potranno sempre convenire sulla capacità dell’intelligence e dei preposti alla sicurezza, anche informatica, di Silvio Berlusconi. Tutto, ma proprio tutto del Cavaliere era controllato. E infatti tutto, ma proprio tutto di lui si sapeva e si è saputo. Fin nei più insignificanti dettagli: dialoghi e cazzeggio e le foto dei bagni degli ospiti e della camera da letto. Per non parlare delle cene “eleganti” e dei dopocena. Una attenzione continua. Spasmodica. Chiavette usb che giravano dappertutto. In tante scrivanie, in tante redazioni. Anticipazioni e sussurri erano la quotidianità. Chiunque in quegli anni, in quei mesi, in quelle settimane poteva affermare di avere visto o ascoltato o saputo. Fino al risultato finale. Fino alla defenestrazione dell’ultimo premier  eletto con un chiaro mandato popolare. Un fatto che oggi, alla luce delle nuove rivelazioni di Assange, trova un’altra piccola conferma. E che fa fare all’Italia l’ennesima grande figura di cacca.