Sinistra bifronte: censura Bagnasco e plaude ai gay che si baciano

Altro che culla del diritto. In realtà siamo la nazione del rovescio. Lo ha aveva già intuito Giorgio Bocca, che appunto titolò Il sottosopra un libro dedicato al Belpaese. Da allora – era il 1994 – di acqua ne è passata sotto i ponti ma senza che l’Italia riuscisse finalmente a coordinarsi in una posizione più normale dove il ladro va in galera e non in permesso, il deputato fa le leggi e non gli annunci, il magistrato le applica e non le commenta (tutti lasciti della vecchia “egemonia” della sinistra) . Anzi, per quanto possibile la situazione è addirittura peggiorata. Una prova? È di certo un Paese rovesciato quello in cui il ceto politico fa a gara a zittire il cardinal Bagnasco, “reo” di aver esortato al rispetto della libertà di coscienza dei parlamentari impegnati nell’esame del ddl Cirinnà, ma non trova neanche un minuto per censurare il dileggio di Carlo Giovanardi ad opera di due attivisti gay presenti tra le tribune del Senato. Ci dev’essere qualcosa che non va nelle viscere di questo Paese se un doppiopesismo così sfacciato si è talmente diffuso tra il culturame da diventarne quasi un riflesso condizionato, anzi una bandiera. È un vizio antico, che prese a dilagare mentre correvano gli “anni di piombo”: «Giovane di destra ferisce gravemente militante di sinistra. Giovane di sinistra uccide leggermente militante di destra», fu l’amara didascalia-denuncia pubblicata da un giornale anticonformista di quell’epoca. Oggi, al tempo del politically correct, l’antico vizio sta tornando in tutta la sua virulenza ad esclusivo vantaggio di chi si sposa la causa gay. E così a Sanremo sei trendy solo se ti agghindi con nastrini arcobaleno mentre in politica dai prova di alto senso istituzionale solo se ti chiami Laura Boldrini e intervieni nel dibattito del Senato, a favore dei “diritti” dei gay, ovviamente. Oppure se ti chiami Pietro Grasso e decidi di non darla vinta a quei rompiballe dei senatori catto-dem che stanno lì a menarla con insulse questioni di coscienza. E se Maurizio Gasparri dice pane al pane e vino al vino svelando quel che tutti sanno e cioè che il Cirinnà è un ddl ad personam che servirà al senatore Lo Giudice per legalizzare l’acquisto di un bambino concepito dal seme del suo compagno e partorito da un utero noleggiato alla bisogna, gli strali dei tiggì si appuntano sul primo e la solidarietà dei talk-show va al secondo. Così si fa informazione in Italia mentre il Parlamento esamina una legge che, ove approvata, cancellerà qualche millennio di convinzioni sulla famiglia riconosciuta come tale sotto ogni latitudine a prescindere da monogamia e poligamia, cioè come società naturale tra uomo e donna. La stessa richiamata dall’articolo 29 della Costituzione “più bella del mondo”. Ma questo lo sapeva Togliatti, non Luxuria. Il problema vero della sinistra doppiopesista è tutto qui.