La sinistra all’attacco di Maroni: «Dimissioni». Ma il centrodestra dice no

Sinistra all’attacco di Roberto Maroni. La vicenda delle tangenti sulla sanità lombarda e l’arresto di Fabio Rizzi, leghista e presidente della commissione sanità, hanno scatenato le opposizioni che hanno subito intravisto nella vicenda giudiziaria un’occasione ghiotta per mandare a casa Maroni. A nulla è valso il discorso schietto che Maroni ha fatto in aula. A nulla è valsa la delusione e la sua “incazzatura”. In meno di ventiquattr’ore Pd e Patto civico hanno strumentalizzato la vicenda stilando una mozione di sfiducia.

Maroni, il centrodestra scende in campo in difesa della giunta

Ma Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono scesi in campo per difendere l’operato della giunta.  L’ultima inchiesta sulle tangenti nella sanità in Lombardia «qualche influenza immediata potrebbe averla sulla campagna elettorale per le comunali, perché stiamo parlando della stessa coalizione che governa in Regione Lombardia. Certo non avrà un’influenza sulle elezioni di giugno», ha affermato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia ed ex vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato. Il presidente della Regione, Roberto Maroni, “non si deve dimettere” perché la riforma sanitaria che ha portato avanti «nulla c’entra con questa vicenda e tra l’altro é stata votata in Consiglio da tutti i partiti di opposizione». Questa vicenda «ha dimostrato che i controlli di Regione Lombardia funzionano – ha spiegato invece il consigliere della Lega Nord e direttore di Radio Padania, Alessandro Morelli – perché a far scattare l’inchiesta della procura di Monza è stata proprio la segnalazione di un revisore nominato dal presidente Maroni». Per quanto riguarda le elezioni comunali di giugno l’inchiesta «può avere una qualche influenza – ha concluso – se viene fatto passare un messaggio di parte, come succede ad esempio con Repubblica, Corriere e Tg3, e non si spiega come è andata veramente la vicenda».

La Lega: il Pd non le chiese a Sala

Per il segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi, dal centrosinistra «invocano le dimissioni e presentano mozioni di sfiducia, che peraltro servono solo a rafforzare la nostra maggioranza, ma quando nei mesi precedenti all’Expo sono finiti in manette collaboratori strettissimi di Giuseppe Sala dal Pd nessuno ne ha chiesto le dimissioni e anzi lo hanno sempre protetto e coccolato per poi candidarlo sindaco a Milano». E ancora: «Come Lega Nord confermiamo la nostra linea: se qualcuno sbaglia deve pagare. E personalmente concordo pienamente con Maroni, che si è detto stupito e incazzato per questa vicenda, ma ancora più motivato a continuare il suo lavoro». Personalmente, ha concluso Girmoldi, «sono a mia volta stupito e incazzato per le strumentalizzazioni politiche fatte dal Pd, che ancora una volta dimostra il suo eterno atteggiamento da due pesi e due misure». Mentre per Mariastella Gelmini di Forza Italia:  «I fatti che emergerebbero sono gravi. La mia linea è sempre la stessa: chi sbaglia paga. Ma c’è una premessa chiara da fare: la Regione Lombardia funziona e offre servizi efficienti, ha il segno più ed è inutile cercare di offuscare questa evidenza, non accetto letture qualunquiste e strumentali».