Riforme, Fini: “Un Comitato per il No in nome del presidenzialismo”

“Occorre costituire un Comitato per il No alle riforme volute da Renzi che abbia nella propria ragione sociale il presidenzialismo”. E’ questa la proposta lanciata da Gianfranco Fini nel convegno dal titolo “Votare bene al referendum per scegliere quale repubblica, non quale governo“. Tale comitato si dovrebbe affiancare ai comitati già costituiti, avendo lo scopo di rimotivare gli “elettori delusi” del centrodestra, in particolare quelli di destra, che hanno sempre trovato nella battaglia per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica una ragione ideale costitutiva e fondamentale. Occorre soprattutto smentire Renzi quando chiede un “plebiscito” ricattando  gli elettori in vista del referendum confermativo del prossimo ottobre. Organizzato da Liberadestra, l’incontro si è svolto al Centro Congressi Cavour di Roma ed è stato seguito da oltre 200 persone.  Accanto ad autorevoli giuristi, si sono ritrovati esponenti di tutte le forze di centrodestra. Dopo l’introduzione di Giuseppe Consolo (ordinario di diritto costituzionale alla Luiss) e le relazioni di Antonio Baldassarre (presidente emerito della Corte costituzionale) e di Alfonso Celotto (ordinario di diritto costituzionale all’Università Roma Tre) sono intervenuti: Renato Brunetta (Forza Italia),  Raffaele Fitto (Conservatori e Riformisti), Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), Pasquale Viespoli (Azione Nazionale). Assente giustificato Roberto Calderoli (Lega Nord), impegnato in Senato a contrastare il ddl Cirinnà sulle unioni civili. Le conclusioni sono state svolte da Fini. Due, in particolare, gli elementi che hanno fatto da filo conduttore al convegno: la pericolosità,  per l’equilibrio istituzionale e il sistema democratico, delle riforme imposte da Renzi a colpi di maggioranza e il grande azzardo (che potrebbe rivelarsi un boomerang) della forte politicizzazione del referendum confermativo: Renzi ha annunciato che si dimetterà in caso di bocciatura delle sue riforme.  Ma vediamo, in particolare, che cosa è emerso dal convegno

I costituzionalisti: “Riforme di Renzi, un unicum mostruoso”

Boccia senza appello le riforme contenute nel ddl Boschi l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre. Quello che emerge dalle riforme Renzi-Boschi “non è un sistema costituzionale, è un unicum mostruoso” . Per Baldassare non c’è alcun precedente simile nelle Costituzioni  dei Paesi occidentali. Il costituzionalista batte sul tasto del Senato “riformato” ed eletto in modo indiretto dai Consigli regionali che , avrebbe una pesante incidenza sull’elezione del Presidente della Repubblica. Basterebbe qualche anno per consegnare al ” Giglio magico” il potere assoluto. Sull’assenza di contrappesi insiste anche Consolo. “La Repubblica presidenziale da sempre voluta dalla destra prevede contrappesi e poteri di controllo, cioè tutto quello che manca  alle riforme Renzi-Boschi”. Celotto insiste da parte sua sul “Senato pasticciato” che emerge dalla riforma. Vi è un “rinvio alla legge” per stabilire come i senatori dovrebbero essere eletti dai Consigli regionali senza precisare come tale designazione dovrebbe precisamente avvenire. Taglia corto il giurista  Annibale Marini, presidente di un Comitato per il No costituito da Brunetta e altri esponenti del centrodestra: “E’ una riforma talmente brutta, che nasce da un  Parlamento illegittimo, come stabilito dalla Corte costituzionale che ha bocciato la vecchia legge elettorale”.

Brunetta: “Un No per mandare a casa Renzi e ripristinare la democrazia”

Convinto della necessità di politicizzare al massimo la battaglia referendaria è Brunetta. “Sarà questa la chiave della campagna. Sarà sulla figura di Renzi. Dovrà essere pronunciato un No per mandarlo a casa e ripristinare la democrazia”. Il capogruppo di FI  alla Camera richiama anche le ragioni di merito per dire no alle riforme di Renzi, però ricorda anche che in ottobre, quando si voterà, saremo in piena “bufera economica” per la fallimentare politica del governo. Secondo Brunetta, le “forze del No” dovranno mettersi d’accordo sul che fare il “giorno dopo”, a partire dalla legge elettorale.

Fitto. “Al referendum con una proposta alternativa”

Secondo Fitto le forze del centrodestra devono “arrivare al referendum dicendo qual è l’alternativa”. Per  il leader di Conservatori e Riformisti bisogna avere la consapevolezza degli “errori passati” . Al Nazareno “bisognava andare con le nostre proposte”. Occorre oggi impegnarsi nella battaglia con la prospettiva di uno schieramento alternativo e aprendo ai cittadini.

Rampelli: “Superare il deficit di democrazia”

Per Rampelli occorre superare il “deficit di democrazia, che rappresenta una patologia innestata nel corpo vivo della politica italiana”, patologia che nasce da una “crisi di partecipazione”. Ben altri, per il capogruppo alla Camera di FdI, dovrebbero essere i contenuti di riforme degne di tale nome. A partire dalla  necessità di stabilire il principio di “equità generazionale” a quella delle ratifiche parlamentari per le direttive europee, e a quella di una “norma antiribaltone”.  Un altro punto è quello delle Regioni, le “vere idrovore” della spesa pubblica. Il Senato delle “autonomie” non fa altro che attribuire a questi enti un potere enorme. Manca soprattutto alla riforma l’elemento fondamentale del presidenzialismo. Di qui la necessità di mandare a casa Renzi il “più velocemente possibile”.

Viespoli. “Quale forma di governo,  quale repubblica”

Manca alle riforme di Renzi la previsione della forma di governo. E’ questa l’opinione di Viespoli. “Occorre innanzi tutto chiedere quale repubblica al popolo sovrano”. Richiamandosi al grande giurista Carlo Costamagna, Viespoli ricorda che, per la destra, la richiesta di quale repubblica è elemento costitutivo. Il presidente del Comitato dei Promotori di Azione Nazionale ricorda che la sinistra approvò a suo tempo la riforma del Titolo V della Costituzione per motivi elettoralistici, producendo  poi i disastri istituzionali di questi anni. Ci troviamo oggi di fronte al tentativo di costruire una “democrazia oligarchica, una democrazia senza popolo”. Un risposta possibile è il “referendum di indirizzo costituzionale”.

Fini: “Con il Comitato del No, raggiungere gli elettori delusi”

Nelle conclusioni, Fini si è richiamato al concetto di “unicum mostruoso” proposto da Baldassarre. Le riforme di Renzi “archiviano la Repubblica parlamentare senza proporre alcuna nuova Repubblica”. Per il presidente di Liberadestra ci troviamo di fronte a un “atto di propaganda politica più che a un atto di alta politica”. In realtà, Renzi è arrivato a chiedere il “plebiscito” sulla sua persona  perché è consapevole che si tratta di “pessime riforme”. La legge  va bocciata perché l'”Italia non si può permettere una Costituzione che finirebbe per aggravare la condizione della democrazia”. La destra, secondo Fini, deve sostenere la necessità di “riforme autentiche”. “Dobbiamo dirlo a un mondo di centrodestra oggi confuso e diviso”. Di qui la necessità di costituire un nuovo Comitato per il No che affianchi gli altri comitati per raggiungere e motivare gli elettori delusi. Occorre soprattutto un “raccordo con la pubblica opinione per confutare Renzi quando dice che, se vincessero i No, l’Italia “sprofonderebbe nel caos”. Non è così. Se Renzi dovesse andare a casa si potrebbe innanzi tutto fare una nuova legge elettorale che attribuisse il premio di maggioranza, non al partito, ma alla coalizione