Rieccolo! Marino minaccia ancora Roma: “Sarò in campo alle comunali”

In fondo il marziano non aveva mai smesso di volteggiare su Roma: tweet acidi, passeggiate trionfali per stringere mani ai Fori imperiali, lettere al veleno. Anche se i famigerati quaderni che Ignazio Marino minacciava di mettere in piazza per «fare tutti i nomi del Pd» non si sono mai visti. Perciò, se sorprende che Marino, dopo aver fatto votare la sua maggioranza a favore delle Olimpiadi di Roma 2024 ora appoggi il referendum radicale per bloccarle, sorprende meno l’annuncio del chirurgo sul suo ritorno in campo per l’elezione del sindaco: «È chiaro che io ci sono, ci sarò», si legge su “Il Giornale”.

Solo Fassina strizza l’occhiolino a Marino

L’ex primo cittadino defenestrato appena tre mesi fa, non ha però chiarito quale sarà il suo ruolo. La formula «non un progetto sulla persona o sui personalismi» incrociata con il rifiuto già espresso di partecipare alle primarie del Pd, fanno pensare al progetto di unire sinistra estrema e le anime non renziane di un Pd che a Roma è sempre più un Vietnam. In campo c’è già Stefano Fassina che ha fatto capire cosa bolle in pentola: «È positivo che personalità come Marino vogliano continuare il lavoro per un governo in netta discontinuità con la politica degli ultimi 20 anni a Roma. Stiamo dialogando per unire le forze e scegliere o attraverso le primarie chi poi interpreterà meglio questo progetto di svolta per Roma».

Ecco lo scenario più plausibile per le elezioni a Roma: due primarie di sinistra concorrenti.

Una istituzionale del Pd, con Roberto Giachetti che ha l’imprimatur di Renzi a sfidare Roberto Morassut, legato all’establishment del Pd capitolino, e gli outsider Domenico Rossi, parlamentare di Centro democratico, Gianfranco Mascia, portavoce dei Verdi capitolini, e Stefano Pedica, l’esuberante piddino che ieri ha inscenato una giornata da cameriere in un bar di via Frattina, una delle strade di lusso della capitale, annunciando che se eletto sindaco abolirà i provvedimenti di Marino contro il fenomeno del «tavolino selvaggio» così diffuso in quel bazar che è il centro storico di Roma.