Renzi sfacciato ne “spara” un’altra. L’unico a dargli ragione è… Librandi

Faccia tosta, pinocchio, bugiardo: il Renzi sfacciato viene impallinato ogni giorno sul web ma continua a spararle grosse, illudendosi di convincere la gente che solo lui è buono e bravo. Stavolta ha superato ogni limite, dicendo che la destra aumenta le tasse e che gli unici ad abbassarle sono i magici esponenti del Pd. Una tesi talmente irreale che nessuno, neppure nel suo partito, ha avuto il coraggio di difendere, anche perché ci sono i dati che dimostrano il contrario. Eppure c’è chi gli ha fatto da coro: è Gianfranco Librandi, il deputato montiano che non perde mai l’occasione di elogiare il Matteo ridens. «Due anni fa», ha detto, «l’Italia si trovava in un limbo che rischiava di farla precipitare in una crisi politica e sociale senza precedenti: va dato atto al governo e alla maggioranza di aver ribaltato questo quadro attraverso riforme strutturali e dall’impatto positivo».

La tesi del Renzi sfacciato provoca rabbia e ironia

«Sulle tasse Renzi se la canta e se la suona: lui in due anni le ha aumentate. Pace all’anima sua», ha scritto su Twitter Renato Brunetta. Che, come altri, fornisce il quadro della situazione, un quadro che dovrebbe far riflettere e indurre il premier a maggiore prudenza, per non esporsi a ulteriori figuracce. Complessivamente dal 2014, cioè da quando il Renzi sfacciato è a Palazzo Chigi, al 2017 la pressione fiscale in Italia è aumentata di quasi un punto di Pil (dal 43,4% del 2014 al 44,3% del 2017). È cioè avvenuto l’esatto contrario di quando affermato da Renzi. Ma non solo. La pressione fiscale è aumentatata nel passato sia con i governi del centrosinistra tra il 1996 e il 2001, sia con i governi Prodi (2006-2008) diventando fuori controllo con Monti per “stabilizzarsi” – come confermano i dati di Brunetta – provvisoriamente con Letta fino all’arrivo di Renzi. Al contrario il governo di centrodestra è partito da un livello di pressione fiscale pari al 42,4% e ha concluso il suo mandato nel 2006 al 41,7% (media periodo: 41%. Riduzione pressione fiscale di 0,7 punti). «Basta slogan, caro Renzi», sbotta Anna Maria Bernini, «e più rispetto per il Paese. Oggi i toni da bullo del premier sono sempre più flebili, posticci e improbabili, come le sue politiche. È tangibile la sua paura di aver perso il consenso interno e la credibilità internazionale».