Renzi investe 9 miliardi sulle ferrovie ma si dimentica del Sud

Nelle stazioni delle grandi città del Centronord potrà entrare un treno ogni tre minuti. Sui convogli merci saranno caricati direttamente i Tir. I treni porteranno i passeggeri fin dentro gli aeroporti. Con la cura del ferro cambia il volto dei trasporti – non solo alta velocità ma migliori tecnologie e servizi – con nuovi investimenti per quasi9 miliardi di euro. Nel Mezzogiorno, però, gli interventi programmati sono minimi, meno di un decimo di quelli previsti nel resto della penisola, si legge su “Il Mattino”.

Il piano del governo per i trasporti esclude il Sud.

Stanziati solo 400 milioni per i pendolari. Le aree metropolitane, in particolare, saranno destinatarie di uno specifico investimento per migliorare l’accesso dei treni. L’obiettivo è consentire l’ingresso e la partenza di un convoglio ogni tre minuti, senza più colli di bottiglia e sovrapposizioni tra linee ad alta velocità e linee pendolari. Gli investimenti previsti riguardano Roma (172 milioni), Firenze (70 milioni), Milano (45 milioni), Torino (30 milioni) e Bologna (30 milioni). Nulla è invece programmato nelle città metropolitane del Sud.

Investimenti per 8.971 milioni. Appena 474 milioni al Sud

Il governo, grazie a risorse fresche della legge di Stabilità del 2015 e dello Sblocca Italia, ha aggiornato il contratto di programma 2012-2016 con le Ferrovie, finanziando investimenti per 8.971 milioni, dei quali tuttavia appena 474 milioni sono certamente destinati al Mezzogiorno. Le grandi opere assorbono 4.469 milioni suddivisi su quattro interventi: 1.500 milioni per l’alta velocità Brescia-Verona; 1.500 milioni per la tratta Verona-Vicenza; 869 milioni per il valico del Brennero e 600 milioni per quello dei Giovi. Tutte nel Nord Italia. Infine, ma non meno importante, c’è il capitolo del traffico merci. L’Italia è attraversata da quattro corridoi europei, tre dei quali interessano esclusivamente il Nord mentre uno percorre l’intera penisola, dal Brennero alla Sicilia, ma continua a subire modifiche che lo ramificano verso i porti del Nord e del Centro Italia. Da Trieste in giù, la scommessa è intercettare i traffici merci del Mediterraneo (aumentati dopo il raddoppio del Canale di Suez) integrando il sistema portuale con la rete ferroviaria.