Regeni è tornato a casa. Il regime egiziano annaspa, già rilasciati i sospetti

L’Egitto annaspa nella vergogna: dopo aver tentato vanamente di far passare l’assassinio e la tortura del giovane italiano Giulio Regeni per incidente stradale, il regime del generale al Sisi aveva effettuato due arresti, che si sono rivelati solo fumo negli occhi. Sono state infatti rilasciate le due persone fermate venerdì nell’ambito delle indagini sull’uccisione di Giulio Regeni. Lo riferiscono fonti della sicurezza al Cairo limitandosi a sottolineare che si trattava di “sospetti” nei confronti dei quali non è stata formalizzata alcuna accusa che giustificasse un arresto. «Anche se ieri si era parlato di arresti, in realtà si trattava solo di fermi: come normale prima di una formalizzazione delle accuse», hanno spiegato ancora le fonti sostenendo che la polizia egiziana sta agendo rispettando le norme. Le fonti non hanno fornito altri dettagli utili a ricostruire il loro profilo e i sospetti su un loro coinvolgimento nel caso. Una vera cortina del silenzio sta avvolgendo il gravissimo caso dell’italiano ucciso.

La salma di Regeni accolta a Fiumicino dalle autorità

Intanto è atterrato poco dopo le 13:40 all’aeroporto di Fiumicino l’aereo di linea della Egypt Air proveniente dal Cairo che ha riportato in Italia la salma del ricercatore universitario trovato morto tre giorni fa. Il feretro di Giulio Regeni, dopo essere stato portato fuori dalla stiva dell’aereo dell’Egyptair, sotto scorta della polizia, è stato trasferito nel settore riservato della cargo City, una zona decentrata dell’aeroporto di Fiumicino, per il disbrigo delle formalità doganali e burocratiche. Nel frattempo i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, sono stati accompagnati in una sala riservata del cerimoniale di Stato, dove sono stati accolti dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. A quanto si è appreso, concluse le formalità doganali, il corteo funebre ha transitato davanti al Cerimoniale di Stato, al Terminal 3. Successivamente il corpo è stato trasferito nell’istituto di medicina legale La Sapienza per l’esame autoptico, su disposizione della Procura di Roma, che indaga per omicidio volontario. Diversi amici e colleghi di Giulio Regeni «sono stati interrogati allo scopo di arrivare a qualsiasi prova che possa portare a risolvere questo enigma», hanno riferito fonti della sicurezza al Cairo confermando che finora non è stato formalizzato alcun arresto. Le fonti hanno riferito inoltre che il team italiano arrivato nelle scorse ore «ha incontrato ufficiali dell’Interpol e della sicurezza nazionale per esaminare le inchieste e le indagini effettuate» finora dopo il rinvenimento del corpo del giovane ricercatore italiano. Scopo dell’incontro, viene aggiunto, è quello di «coordinare le ricerche e assicurare tutta l’assistenza tecnica necessaria a svelare il mistero». Ma il nostro governo è piuttosto scettico: «A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall’ambasciata sia dagli investigatori italiani che stano cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo. Credo che siamo lontani dalla verità». Lo dice il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ricordando che i familiari e la salma di Regeni hanno lasciato il Cairo e sono attesi a Trieste dopo lo scalo di Roma.