Regeni, Casini: ritiriamo l’ambasciatore al Cairo. Servono gesti forti

“Chiediamo la verità per Giulio Regeni. O arrivano entro pochi giorni risposte vere oppure il governo deve considerare alcuni gesti simbolici forti”, come il richiamo in Italia del nostro ambasciatore al Cairo, perché “dovremmo far capire la gravità della vicenda e che noi non scherziamo”. Lo dice Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, in un’intervista al Corriere della Sera. “Io non penso affatto – afferma – che ci sia stato un ordine politico di far fuori Giulio Regeni”, “credo invece che in un Paese che si sente ed è obiettivo primario del terrorismo, ci siano apparati militari e di sicurezza che hanno mano libera” ed “è indubbio che siano loro i responsabili della morte di Regeni: l’autopsia – prosegue Casini – ha mostrato che le torture inflitte a quel povero ragazzo possono essere motivate solo da un gigantesco fraintendimento di chi ha ritenuto che avesse collegamenti con aree che cospiravano contro la sicurezza nazionale. Ma questa è una palese sciocchezza. Regeni non era una spia, era uno studioso attento che agiva in un versante di società civile naturalmente scottante”.

L’eventualità di un ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto piace ai Cinquestelle che plaudono alle parole di Casini: “Mi capita raramente ma stavolta sono d’accordo con lui”, ha detto Alessandro Di Battista intervistato da Sgy tg 24.