All’Unesco un milione di firme per la pizza: diventi patrimonio dell’umanità

Riconoscere alla pizza lo status di “patrimonio immateriale dell’umanità“. È la richiesta rivolta all’Unesco da una seria di associazioni, con una petizione che è già arrivata a 700mila sottoscrizioni, ma che punta a raggiungere la cifra di un milione entro marzo.

Un pilastro del made in Italy

Lanciata dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio con l’Associazione pizzaiuoli napoletani, l’idea conquista ora anche il sostegno della Confederazione nazionale dell’artigianato, che promette di dare un ulteriore slancio all’iniziativa, dopo il sostegno già garantito da Coldiretti, Confesercenti e volti noti della politica, dello spettacolo e della cultura. Non è solo di una rivendicazione di orgoglio nazionale per un prodotto che nella sua lunga storia ha sfamato reali e scugnizzi, presidenti americani e aborigeni australiani e messo d’accordo, davanti a un piatto fumante, bambini e adulti di tutto il mondo. La pizza è anche un pilastro del made in Italy, con un indotto economico di tutto rispetto.

La pizza vale 12 miliardi di euro

Secondo i dati forniti dalla stessa Cna, i maestri pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, vale a dire quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi di pizze l’anno per un giro d’affari di 12 miliardi di euro. A questa produzione corrisponde il fatto che gli italiani mangiano mediamente 7,6 chili di pizza all’anno, più o meno a 38 pizze napoletane a testa. Quasi il doppio di quanta se ne mangi in Francia e in Germania (intorno ai 4,2 chili all’anno), ma di fatto al pari del consumo canadese (7,5 chili) e addirittura la metà del consumo degli Usa (13 chili), dove una ricerca di alcuni anni fa evidenziò che i bambini statunitensi consideravano la parola «pizza» come la più americana di tutte.

Così la pizza diventa inimitabile

Ma proprio questo successo enorme rappresenta oggi la minaccia più grande per la pizza: la espone a fenomeni di imitazione, agro-pirateria e svalutazione per l’uso di prodotti impropri, dalla mozzarella di latte congelato ai pomodori cinesi, fino alle farine di bassa qualità. Anche a questo serve la richiesta di riconoscimento Unesco: mettere la pizza al riparo dalla contraffazione, a tutela del consumatore e dell’economia nazionale per la quale la pizza vale 200mila posti di lavoro.