Petaloso è l’aggettivo perfetto per il renzismo dei coccolosi rampanti

Una giornata, quella di Matteo Renzi,  passata tra le limature all’emendamento sulle unioni civili e la ricerca di un modo per inaugurare il nuovo aggettivo, “petaloso”, inventato da un bambino di otto anni (anche lui si chiama Matteo, ma guarda un po’!) e approvato dalla Crusca come neo-vocabolo per quell’italiano – caramelloso e coccoloso – che ben si adatta all’epoca del renzismo. E il premier se ne è subito appropriato introducendo al Piccolo Teatro di Milano il progetto per il post Expo ‘Human Technopol’: efficiente? Moderno? Funzionale. Vecchie definizioni, per carità. “Questo è un progetto – ha detto Renzi – che potremmo definire ‘petaloso’ con più di un ambito di azione”. Sdoganato dalla Crusca e poi premiato dall’uso nell’oratoria politica, l’aggettivo “petaloso”, così ciccioso e puffoso, allarga dunque i nostri orizzonti facendo comprendere quale sia, culturalmente più che anagraficamente, il livello della nostra classe dirigente. Dal politichese ampolloso e altezzoso siamo precipitati nel più colloquiale linguaggio minimalista, tanto bambagioso quanto l’altro era ascoso, tanto burroso quanto l’altro era brumoso. Con buona pace della povera lingua italiana, l’accesso alla quale diventa sempre più disagioso quando non trascende nel… delittuoso.