Per la Boldrini l’Europa ha sempre ragione. “Aridatece” Bertinotti!

Se non ci fosse, Laura Boldrini andrebbe inventata. Nessuno più e meglio di lei naviga con così mistico ardore nel banal grande di un politicamente corretto le cui coordinate ormai s’intrecciano in automatico, tanto sono collaudate e abusate. Il luogocomunismo è la nuova frontiera ideologica della presidente della Camera, che  davvero non ha rivali se l’argomento è l’Europa e l’uditorio è anagraficamente under trenta. Quando questi due elementi si fondono, la miscela della retorica boldriniana disegna traiettorie addirittura sublimi fino a trasformare la sua sincera vocazione europeista in una sorta di fiducia d’ordinanza verso tutto ciò che viene da fuori. È un vizio che viene da lontano: per i compagni di ieri bisognava guardare a Mosca, per quelli di oggi a Bruxelles. Ne ha dato prova, la Boldrini, proprio in queste ore intervenendo all’Università di Macerata dove è intervenuta per dire la sua sul tema ”Costruire l’Europa dei cittadini” (e sai che novità), il cui pezzo forte è la Dichiarazione congiunta ”Più integrazione europea: la strada da percorrere”, firmata alla Camera il 14 settembre con i presidenti dei parlamenti tedesco, francese e lussemburghese (e sai che fatica).

L’annuncio della Boldrini

L’unica novità ivi emersa è l’annuncio da parte della terza carica dello Stato «di promuovere una consultazione pubblica, attraverso una piattaforma digitale, sui contenuti della Dichiarazione, per stimolare il coinvolgimento e la partecipazione di quanto più persone possibili, perché l’Europa di cui c’è bisogno è l’Europa dei cittadini e non solo delle istituzioni». La consultazione partirà a metà febbraio. Roba da far accapponare la pelle per l’emozione. Il resto è il solito dejà vu della Boldrini a base di parole d’ordine del tipo «in solitudine non si vince» preludio all’appello a «non accontentarci di qualche piccolo vantaggio nazionale, che comunque si rivelerebbe effimero» e a quello, ancor più accorato e impegnativo all’Italia ad essere «più ambiziosa» e superare «una malattia che spesso affligge la politica, lo short-termism, l’incapacità di agire guardando lontano, concentrandosi invece sulla prima scadenza di voto nazionale». Lirismo puro. Nè poteva ovviamente mancare la citazione di Altiero Spinelli, seguita da quella meno scontata di Romano Prodi e da quella, del tutto inattesa, della new entry Mario Draghi. Il tutto per dire che l’Europa l’abbiamo fondata anche noi e qui manebimus optime. «Nei giorni scorsi – ha osservato la Boldrini concedendosi un improvvisato bagno d’attualità – ho letto titoli di giornali che non mi hanno convinto. Parlavano di tensioni tra l’Italia e l’Europa. Dell’Italia che chiedeva qualcosa e dell’Europa che resisteva a queste richieste, ma l’Europa – ha concluso – siamo noi». Come a dire: cari amici di Bruxelles, noi siamo qua, trattateci pure a pesci in faccia ché noi non diciamo niente. Anzi, se vi è rimasto un migliaio di immigrati che non sapete dove piazzare, dateli a noi e lasciateci dimostrare che siamo i più europeisti di tutti. Così, tanto per non farci mancare niente. Aridatece Bertinotti!