Il Pd: il Viminale condanni CasaPound. Ma il sottosegretario risponde così

Interpellanza Pd su CasaPound, il governo risponde ma con toni troppo pacati (secondo il firmatario del documento, Fabio Lavagno). In pratica il Viminale, tramite il sottosegretario Giampiero Bocci, non ha preso adeguatamente le distanze dalla “paccottiglia neonazista” che CasaPound rappresenterebbe. Sarebbe un’onta – sempre secondo il deputato Lavagno – l’esistenza di un fenomeno come CasaPound in contrasto “con i valori democratici che hanno le radici nella Resistenza”. In pratica ciò che il Pd pretendeva era una condanna di tipo etico-politico mentre dal sottosegretario Bocci (anche lui del Pd) è arrivata una disamina tecnica intessuta di fredde cifre: sono stati 19 nel quinquennio 2011-2015 i militanti o simpatizzanti di Casa Pound arrestati, mentre 336 sono stati deferiti a vario titolo all’autorità giudiziaria. Dall’inizio del corrente anno sono stati effettuati inoltre già un arresto e 23 denunce.

Ma Bocci si spinge oltre, là dove spiega che il coinvolgimento di CasaPound in risse e scontri è dovuto ad un aumento della concorrenzialità tra la sigla di destra e gruppi di sinistra che non tollerano intrusioni: non una propensione alla violenza, quindi, ma da parte di CasaPound una ricerca di agibilità sul terreno sociale. Secondo Bocci “l’incremento dell’attività di propaganda e l’interesse del sodalizio per temi a forte rilevanza sociale, in passato appannaggio esclusivo dei gruppi di opposto orientamento, hanno accentuato la concorrenzialità con quest’ultimi, sfociata nell’ultimo anno in ben 106 episodi di contrapposizione con il ferimento, in alcuni casi anche grave, di 24 attivisti di destra e di sinistra”. Una risposta in cui si fa riferimento dunque al fatto che gli episodi di violenza sono anche a danno degli attivisti di destra.