Parlamento scavalcato, i giudici di Roma affidano bambini a due mamme

Mentre il Parlamento discute sulle Unioni civili e stepchild adoption, con polemiche che occupano le prime pagine dei giornali, il Tribunale dei Minori di Roma affidi per la terza volta due bambini a due mamme. «La sentenza ha esteso la responsabilità genitoriale alla mamma sociale avendo verificato l’esistenza tra le mamme di un comune progetto di genitorialità, lo stato di benessere dei figli e la stabilità del nucleo familiare», spiegano le associazioni Famiglie Arcobaleno e Avvocatura per i Diritti Lgbti-Rete Lenford. Una pronuncia importante, per Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford, “che si limita a riconoscere l’esistenza di una famiglia che già c’è, sulla base di una legge che in Italia si applica da molti anni. In particolare, il Tribunale ha riconosciuto che è nell’interesse dei due bambini vedersi garantita continuità affettiva e stabilità di rapporti familiari, garantendo inoltre la loro identità personale attraverso l’aggiunta del cognome della mamma sociale a quello della mamma biologica”. A fine ottobre dello scorso anno, dopo il ricorso presentato da una coppia di donne italiane, il giudice aveva dato l’ok all’adozione di una bimba da parte della compagna della madre biologica. Prima ancora, alla fine di agosto del 2014, sempre dal Tribunale dei Minori uscì una sentenza definita storica, la prima italiana, ovvero il riconoscimento di un progetto di maternità di due donne conviventi stabilmente da dieci anni, sposate in Spagna e iscritte nel Registro delle Unioni Civili di Roma. Nel 2009 una di loro aveva avuto una figlia con la procreazione assistita all’estero. Alla compagna della mamma era stata concessa l’adozione. Ma se tutto accade lo stesso, allora a che serve la Cirinnà, il Parlamento, la volontà popolare?