“Panebianco sbaglia sulla Libia”: e gli studenti di sinistra lo bloccano

Ancora contestazioni degli studenti di sinistra nei confronti di Angelo Panebianco. Alcuni appartenenti al Collettivo universitario autonomo (Cua) hanno contestato il professore di idee liberali, per un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, interrompendo la sua lezione alla facoltà di Scienze politiche in Strada Maggiore, a Bologna. I giovani sono entrati in aula con in mano uno striscione (‘Fuori i baroni della guerra dall’università’) e riproducendo rumori di guerra diffusi con uno stereo: la protesta si riferiva ad un articolo pubblicato sul Corriere in merito alla questione libica. L’iniziativa, durata qualche minuto, non è piaciuta ai giovani che stavano seguendo la lezione, che hanno chiesto ai manifestanti di lasciare l’aula. Anche Panebianco ha discusso con gli appartenenti al Cua, i quali hanno annunciato altre contestazioni per l’inaugurazione dell’anno accademico il 29 febbraio. Panebianco era già stato vittima di proteste simili: il suo ufficio in ateneo era stato imbrattato con scritte in vernice rossa e la porta era stata murata. L’articolo che ha suscitato la belluina e indegna contestazione degli studenti di sinistra nei confronti del noto docente affrontava in maniera aperta e approfondita il tema della sicurezza italiana, in un quadro internazionale caratterizzato dal “declino politico-militare degli Stati Uniti  e della loro perdita di influenza in Medio Oriente (e non soltanto)”. “Dal dopoguerra in poi (noi italiani) – scrive Panebianco – ci siamo abituati a dipendere per la nostra sicurezza dall’America“, e non siamo stati capaci di sviluppare una “adeguata cultura della sicurezza”. “Anche i buoni sentimenti pacifisti che abbiamo sviluppato (non solo la sanissima idea che bisogna fare del tutto per evitare le guerre ma anche l’idea malata che non ci si debba attrezzare per difendersi) sono un lusso che ci siamo potuti permettere grazie a quella protezione”. Partendo da questo dato, la riflessione dell’editorialista del Corriere si sposta alla analisi della situazione libica per mettere in luce la ineluttabilità dell’intervento armato, della leadership italiana, ma anche i ritardi accumulati dal chi ci governa nel non”preparare l’opinione pubblica” alla guerra. Opinioni, quelle di Panebianco, assolutamente condivisibili. Che però appaiono stonate alle orecchie di certi pseudopacifisti della sinistra studentesca.