Panebianco, il Pm: «Se si ripete, reato violenza». Perché non lo contesta ora?

L’aggressione a Panebianco durante le sue lezioni universitarie sembra finalmente smuovere la Procura verso un orientamento più rigido. L’unico problema è che parliamo di un annuncio a futura memoria. Ecco cosa dice il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini: «Ci auguriamo non si ripetano in danno di docenti universitari fatti come quelli recentemente accaduti. Ma se ciò si verificasse, non si potrebbe escludere la contestazione del reato di violenza o minaccia ad un rappresentante di un corpo amministrativo, quale è un docente universitario». Il magistrato risponde così ad una domanda su quale reato si potrebbe eventualmente valutare nel caso in cui si ripetano le contestazioni al professor Panebianco, le cui lezioni a Scienze Politiche sono state interrotte due volte la scorsa settimana da estremisti di collettivi antagonisti. Il reato  ipotizzabile è il 338 del codice penale, punibile con la reclusione da uno a sei anni. A questo punto un paio di domande sorgono  spontanee: se si tratta di un reato così grave (e non c’è dubbio che lo sia), perché non contestarlo già ora agli aggressori? Perché attendere un altro, eventuale atto di violenza per punire come si deve la teppaglia che disturba la vita di una prestigiosa università? Delle due l’una: o il reato c’è stato o il reato non c’è stato. Un atto compiuto con le stesse modalità dovrebbe configurare sempre la stessa fattispecie penale. O no?

Nel caso di Panebianco, il fatto èo comunque, di per sé, gravissimo. Il politologo ha subito due aggressioni nel giro di 24 ore. Ed è il caso di ricordare che, già un paio di anni fa, Panebianco fu vittima di altri “blitz”, con  le mura adiacenti al suo ufficio all’università che furono imbrattate da scritte contro di lui. Il pretesto è sempre stato lo stesso: gli estremisti di sinistra autori dell’aggressione non hanno gradito le opinioni sulla politica estera, in particolare sulla Libia, espresse da Panebianco nei suoi editoriali pubblicati dal Corriere della Sera . Dunque, tutto s’è ripetuto allo stesso modo. Il reato era già stato reiterato. Che senso ha ipotizzarlo a futura memoria invece di contestarlo già ora?