Orlando minaccia: “Portate a casa le unioni civili, adesso le adozioni gay”

«Certo che sono soddisfatto», esulta il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ma quello sulle unioni civili non è un compromesso al ribasso? «Intanto è un risultato storico, dopo i troppi e vani tentativi su progetti meno ambiziosi del nostro, nascosti dietro acronimi incomprensibili. Non è un compromesso al ribasso perché prima non c’era niente e ora c’è molto, il riconoscimento di diritti finora negati, con un portato di violenze e dolori imposto a realtà che si fingeva di non vedere. In tempi di attacchi terroristici da cui derivano ripiegamenti in tema di diritti, noi facciamo un passo avanti», spiega a “Il Corriere della Sera”.

Orlando: “Adesso le adozioni gay il prossimo step”

Un passo avanti a metà, però. Avete rinunciato alle adozioni dei figli del partner che proprio lei aveva sostenuto fosse necessario inserire. Ha cambiato idea? «No, credo fosse giusto occuparsene in questa legge per affrontare casi concreti connessi alle situazioni che abbiamo disciplinato, quelli di bambini che già esistono. Non era un cavallo di Troia per introdurre chissà che altro. Non esserci riusciti è motivo di rammarico ma non cancella la soddisfazione per un risultato che ci mette in linea con la legislazione europea».

L’introduzione di nuovi diritti è solo l’inizio

«A chi da questa legge si aspettava di più rispondo che l’introduzione di nuovi diritti è una spinta a introdurne altri in seguito. Quando si apre una strada si mettono in moto meccanismi che si alimentano e rafforzano tra loro; com’è avvenuto per il Movimento delle donne negli anni Settanta, ogni meta conquistata non è un punto d’arrivo ma l’inizio per la battaglia successiva». Non era meglio evitare le promesse non mantenute? «Forse si, ma forse se le adozioni non fossero state inserite nel testo iniziale avremmo dovuto cedere su qualche altro punto, arrivando a un risultato più esangue. Non ne ho la controprova, ma il fondato sospetto».