Nuova “sparata” di Erdogan contro la Russia: uccide bambini in Siria

Ha il dente avvelenato su Putin e la Russia. E non perde un’occasione per dimostrarlo. Dal Perù, dove si trova per il suo tour in Sudamerica, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan spara l’ennesima bordata contro il suo arcinemico: «la Russia continua a uccidere la gente in Siria. Potevano esserci colloqui di pace? –  dice a proposito dei colloqui di Ginevra sulla Siria, sospesi ieri dall’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura – In un contesto in cui i bambini vengono ancora uccisi, tentativi del genere non hanno alcuna funzione se non quella di rendere le cose più facili al tiranno».
Uno sfogo, quello di Erdogan, che arriva da un pulpito davvero poco credibile. La democrazia nel suo Paese è ai minimi storici. Più volte l’Unione Europea ha richiamato Erdogan al rispetto dei diritti umani. Neanche 4 mesi fa, a novembre, un rapporto della Commissione Europea aveva duramente criticato Erdogan per le pesanti limitazioni dei diritti umani e della libertà di espressione in Turchia che, dopo «due anni di progressi in materia», era tornata alle origini mostrando un «trend negativo generale nel rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali.
E proprio oggi si riunisce per la prima volta la nuova Commissione parlamentare turca incaricata di elaborare un testo di riforma della Costituzione. Composta da membri di tutti e quattro partiti presenti nel Parlamento di Ankara, rappresenta l’ennesimo tentativo di trovare un accordo ampio sulla nuova Carta dopo il fallimento della Commissione precedente, sciolta nel 2013.
I lavori si prevedono lunghi e complessi, visto che il partito di governo Akp, che è appunto il partito del presidente Erdogan, punta soprattutto a una riforma presidenzialista dell’attuale sistema parlamentare, mentre le opposizioni temono un ulteriore accentramento di potere nelle mani del presidente.
La Commissione si riunisce mentre il conflitto tra Ankara e il Pkk nel sud-est del Paese a maggioranza curda ha raggiunto livelli di violenza mai visti dagli anni 90, con città sotto coprifuoco totale e centinaia di morti, compresi civili.
Per la prima volta al tavolo siederà anche un partito filo-curdo, l’Hdp entrato lo scorso anno in parlamento. Per modificare la Costituzione occorre una maggioranza dei due terzi (367 seggi su 550) o il sostegno di almeno 330 deputati e un successivo referendum confermativo.