Nonostante le chiacchiere di Renzi, l’Italia non riparte. Ecco perchè

Pil italiano è in frenata: negli ultimi tre mesi del 2015, secondo le stime Istat, è cresciuto appena dello 0,1 per cento. Un risultato che ha deluso le aspettative degli analisti e che trascinerà verso il basso il risultato dell’intero anno. Non più lo 0,9 e nemmeno lo 0,8 già annunciato dal premier Renzi. Ora la stima dell’Istat (il dato ufficiale arriverà a marzo) ferma il risultato allo 0,7 per cento, ricorda “la Repubblica”.

Renzi sfida la realtà: «Ma il Paese è ripartito».

Intanto, il petrolio sale e rilancia le Borse: Milano +4,7%. La speranza del governo è riposta nella ripresa dei consumi delle famiglie grazie alle misure fiscali. Tutto si complica con i crediti in sofferenza che non caleranno di molto.

L’euro debole, il petrolio e la BCE sono gli elementi chiave

Stime di alcuni operatori del settore parlano di appena 2-3 euro in più per un portafoglio che in teoria ne vale 100. La speranza è che la BCE sia disposta ad accorrere in aiuto, magari comprando direttamente le porzioni dei pacchetti di prestiti su cui il governo metterà la garanzia, ma a Francoforte non si è ancora raggiunta una decisione. E’ molto difficile, dunque, che le sofferenze calino in maniera rilevante. La stima di crescita del Tesoro per il 2016, pari all’1,6%, appare così sempre più un miraggio. Dopo i dati deludenti di ieri, molti analisti del settore privato hanno tagliato le loro stime su livelli pari all’1% o poco più. Meno crescita non vuoi dire solo un rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro . Il rapporto fra deficit e Pii potrebbe andare oltre la stima del 2,5% già prevista dalla Commissione Europea. Si tratterebbe di una deviazione dagli obiettivi concordati difficile da spiegare anche invocando le clausole di flessibilità per gli investimenti, le riforme e la sicurezza di cui il governo ha dato segno di volersi avvalere. A solo un mese e mezzo dal suo inizio, l’anno di svolta sembra più che altro un anno di grandi difficoltà.