Quattro milioni di famiglie italiane in povertà assoluta. E non si fa nulla

FacebookPrintCondividi

“Quello della povertà in Italia è un tema trascurato, mai entrato nell’agenda politica, e invece con la crisi si è acuito. La povertà assoluta negli anni della crisi è aumentata di tre volte e più. Occorre introdurre un reddito minimo di garanzia, almeno per i poveri assoluti. La ritengo la proposta più praticabile, e con il precedente governo ne avevamo elaborata una in questo senso”. Lo ha detto la sociologa Chiara Saraceno, intervenendo al convegno, organizzato da Regione Toscana e Irpet, su ‘La povertà in Italia. Analisi e proposte’. Per Saraceno “con l’ultima legge di stabilità qualcosa è stato fatto ma molto poco. Le stime più conservative, quelle che tengono basso l’importo necessario per far fronte alla copertura della povertà assoluta, parlano di 7 miliardi all’anno, invece il governo ha messo per ora 800 milioni pensando di arrivare a regime in un anno a circa 1 miliardo e mezzo”. A livello nazionale, ha spiegato, quella della povertà è “un fenomeno eminentemente familiare, con una forte concentrazione territoriale” e il 5,2% delle famiglie italiane è in uno stato di povertà assoluta. I 4,1 milioni di persone in povertà assoluta, di cui 1,5 circa al nord, 660 mila al centro, e 1,8 milioni al sud, sono costituiti per un 1 milione circa da minori (pari al 10% di tutti i minori) e da 590 mila anziani. Secondo la sociologa “un reddito minimo è importante perché bisogna garantire il diritto al consumo minimo in una società democratica sviluppata, ma anche perché bisogna evitare che le persone, a causa delle difficoltà nel far fronte ai loro bisogni primari, si impoveriscano ulteriormente, impoveriscano le proprie capacità nel tentativo di arrabattarsi. Se avessero garanzia di reddito minimo, sostenuto da altri servizi, come l’orientamento, potrebbero migliorare il proprio capitale umano, e dedicarsi ad uscire dalla povertà con le proprie forze”.