Mantakas, l’omaggio di Almirante: «Ucciso per difendere un assassino»

Pubblichiamo di seguito  l’orazione funebre (integralmente riportata dal Secolo d’Italia nell’edizione di 41 anni fa) per Mikis Mantakas pronunciata da Giorgio Almirante alle solenni esequie nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Il giovane greco del Fuan fu assassinato da estremisti di sinistra di Potere Operaio a piazza Risorgimento il 28 febbraio 1975. Fu il tragico epilogo dei disordini scatenati dall’ultrasinistra in difesa degli assassini di Primavalle contro i quali era in corso il processo a piazzale Clodio. Il segretario del Movimento Sociale Italiano pronunciò la sua orazione dopo la messa, sul sagrato della chiesa, davanti a migliaia di persone.

 

Romani! Questo non è un comizio, è un rito.

La Patria greca custodirà le spoglie mortali di Michele Mantakas, giovane martire di una idea, di un ordine di combattenti e di credenti che ha valicato i confini della nostra terra per stringere in un patto di civiltà, di ordine, di libertà la parte migliore delle giovani generazioni del mondo occidentale.

Noi, Michele Mantakas, custodiremo il tuo spirito, lo custodiremo accanto agli spiriti alti, forti e gentili di Virgilio e Stefano Mattei, in nome dei quali e per i quali tu sei caduto. Custodiremo il tuo spirito accanto agli spiriti alti e forti degli altri giovani e anziani che la barbarie rossa ha trucidato in questi ultimi anni. Custodiremo il tuo spirito nel segno civile che un quartiere di Roma ci ha insegnato, quando ha scritto accanto al luogo in cui sei caduto: «Aveva una sola colpa, quella di essere un giovane di destra».

Il delitto che è stato compiuto contro di te, Michele Mantakas, è senza alcun dubbio, assieme al rogo di Primavalle, il più feroce delitto che sia stato compiuto dai rossi in questo dopoguerra. Ti hanno assassinato perché un assassino uscisse di galera; ti hanno assassinato per impedire che la giustizia facesse il suo corso contro un assassino. Ti hanno assassinato perché il processo per il rogo di Primavalle non potesse aver luogo.

Si tratta dunque di un crimine contro la giustizia, si tratta di un crimine contro lo Stato; e a questo punto il dilemma che noi già proponemmo diventa ancora più perentorio. Noi non ci accontentiamo più di dire: o lo Stato ci difende o noi ci difendiamo da soli. Diciamo qualche cosa di più, perché abbiamo il diritto e il dovere di dirlo, non solo nel nostro nome, non solo nel nome della Destra nazionale, ma a nome di tutti i cittadini perbene, a nome di tutti gli italiani che non vogliono che l’Italia sia soverchiata dai delinquenti, dai violenti, comuni o politici che essi siano. Diciamo, pertanto: «O lo Stato si difende o i cittadini hanno il diritto e il dovere di difendersi da soli»; e noi abbiamo il sacrosanto diritto e l’alto dovere di interpretare e rappresentare, in termini politici e morali, in termini di ferma difesa della libertà, tutti i cittadini che non sentendosi più diresti dallo Stato, intendano difendersi anche da soli.

Michele Mantakas, questo significa, per noi, non dimenticarti, questo significa, per noi, non dimenticare il tuo sacrificio.

Neppure in questa occasione io pronuncio la parola vendetta, ma non pronuncio certamente parole di rassegnazione o di colpevole oblio, bensì di fermezza e di coraggio. Questa è la invocazione che sorge come un giuramento dinanzi a un tempio, un tempio dedicato a una santa la quale sapeva che l’amore è combattimento, che a santità giunse combattendo (il riferimento è a santa Caterina da Siena, la cui tomba si trova all’interna di santa Maria sopra Minerva, ndr); questo è il nostro spirito, questo è il nostro patto, questo è il nostro impegno, questo, romani, è il nostro giuramento. E ora, nel nome di Michele Mantakas, un minuto di silenzio: romani, attenti!