La scomoda verità: Berlusconi fu fatto fuori perché amico di Putin e Gheddafi

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Non volete chiamarlo complotto? Chiamatelo come vi pare. Certo la vicenda è inquietante e la dice lunga su come ci tratta quello che passa per essere il nostro più sicuro alleato a livello internazionale. Lo spionaggio telefonico di Berlusconi da parte della National Security Agency americana, nel periodo più travagliato del governo del Cavaliere, apre un altro squarcio raccapricciante su quanto accadde nel biennio 2010-2011.   Le intercettazioni illegali degli Stati Uniti contro obiettivi italiani, rilanciate in prima pagina da Repubblica, non possono rimanere senza una risposta e un chiarimento da parte di Obama.  Anche perché in Italia vige l’obbligo dell’azione penale ed è del tutto evidente che la magistratura non potrà far finta di niente. Al di là dei risvolti giudiziari, resta ovviamente aperta la questione politica e le ripercussioni internazionali che la vicenda dello spionaggio oggettivamente pone. La risposta degli ambienti diplomatici statunitensi alla richiesta di chiarimenti avanzata dal premier Matteo Renzi (“Non conduciamo alcuna attività di sorveglianza di intelligence a meno che non  vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale. Ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali”) non chiarisce un bel nulla. Anzi, alimenta sospetti ancor più consistenti. Si sa che, all’epoca in cui le intercettazioni del capo del governo italiano furono effettuate, c’era una persistente astiosità dei partner europei, Sarkozy e Merkel, nei confronti di Berlusconi, ma si avvertiva pure il non gradimento degli Usa per le aperture del governo italiano nei confronti di Putin, di Israele e della Libia di Gheddafi. Insomma, la conquistata autonomia del nostro Paese in politica estera, con notevoli ricadute positive in campo economico, dava evidentemente fastidio a Berlino, a Parigi e a Washington. Ora si tratta di capire se avversità coincidenti abbiano poi portato a trame convergenti per far cadere il governo di un Paese “alleato”. Staremo a vedere. Intanto, in merito alla vicenda Wikileaks e le attività di spionaggio nei confronti di Berlusconi, Stefano Fassina, del gruppo Si-Sel, definisce “imbarazzante” la giustificazione americana. “Credo che ci voglia un chiarimento molto serio con i nostri alleati americani perché è inaccettabile che venga fatto questo tipo di intercettazione – afferma ai microfoni de La7 – chi stabilisce quando si può intercettare il Governo di un Paese alleato?” Non appare sorpreso delle rivelazioni, da parte sua, Ignazio La Russa, all’epoca ministro della Difesa. “Che Obama soprattutto nell’ultima fase del governo Berlusconi tenesse in un certo modo le distanze, questo lo avvertivamo”, ha ricordato l’esponente di Fratelli d’Italia.