La politica dello “scarica-compagno” anche con il sindaco di Brindisi

Ennesimo scandalo con contestuale arresto di un sindaco. Questa volta è toccato a Brindisi, dove il primo cittadino, Mimmo Consales, è stato arrestato per tangenti, a seguito di un’indagine sulla gestione del Consales è stato eletto, nel maggio 2012, con una coalizione di centrosinistra. Lasciamo che la magistratura faccia il suo lavoro. Guardiamo piuttosto all’aspetto politico della vicenda. Intanto è significativo che proprio un ex magistrato come Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia nonché segretario regionale del Pd, anticipando la sentenza di condanna e senza andare tanto per il sottile, scarichi impietosamente l’ex sodale, a cui, a suo tempo, era stato affidato il ruolo di coordinatore regionale della Puglia dei sindaci del Partito democratico. «Non vogliamo sentirne più parlare», ha dichiarato subito Emiliano, che ha chiesto le dimissioni in blocco della giunta di centrosinistra e dei consiglieri del Partito democratico perché l’amministrazione brindisina «è un’esperienza da dimenticare e deve rimanerne solo un brutto ricordo».

A Brindisi lo “scarica-compagno”. Ma Emiliano e i suoi dov’erano prima?

Dov’era fino a ieri il segretario regionale del Pd ? Troppo facile dire che l’amministrazione brindisina è «da dimenticare», dimenticandosi, nel contempo, che si è retta grazie ad una maggioranza assolutamente organica al Pd. Troppo facile il gioco dello scarica-compagno, tecnica non nuova nella recente strategia della confusione politica sviluppata dal Pd, subito pronto a trasformare la mala-amministrazione dei suoi rappresentanti in questioni “personali”. L’amministratore di turno è indagato, non piace più, dimostra di essere inadeguato al ruolo ? Lo si lasci al suo destino, lo si sconfessi e si proponga subito, passando attraverso il lavacro delle primarie, il sostituto, bello, profumato e politicamente innocente.
Accade per Consales. È accaduto per Ignazio Marino, a Roma, prima per Marta Vincenzi, a Genova, di recente, a Pordenone, con Claudio Pedrotti , a Brescello, dove il comune, retto dal centrosinistra, è a rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose, con Marcello Coffrini, a Cagliari, con Massimo Zedda. L’elenco è molto lungo. Varrebbe la pena farne un dossier, un libro-denuncia, in grado di smascherare, insieme alla cattiva amministrazione delle giunte a guida Pd, la sordida tecnica dell’abbandono con cui il partito di Matteo Renzi tenta di nascondere gli scandali e le inefficienze dei suoi amministratori. Anche perché – è l’ulteriore dato politico che ci preme sottolineare – quei sindaci e le giunte collegate hanno alle spalle una maggioranza nei rispettivi consigli comunali, rispondono a logiche politiche, partecipano del governo locale, condividono scelte e spartizioni di potere, programmi e strategie.
L’uomo solo al comando – parola del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – in democrazia non è possibile. Troppo facile – come ha fatto Emiliano – sfiduciare l’amministratore scomodo a colpi di tweet. Le responsabilità politiche ed amministrative restano, a Brindisi e non solo. E non c’è tweet che tenga per cancellarle.