La nostra lingua ufficiale è l’italiano: è ora di scriverlo nella Costituzione

Sarà anche la più bella del mondo, ma la Costituzione italiana ha al suo interno falle clamorose e non poche contraddizioni. Tra le prime la mancanza di ogni riferimento a una lingua ufficiale, l’italiano. In sede di dibattito alla Costituente l’argomento venne appena sfiorato, cadendo nel dimenticatoio. Nel 2000 una proposta di legge costituzionale in tal senso, primo firmatario Pietro Mitolo (An) era stata approvata dalla Camera in prima lettura il 26 luglio 2000. Licenziata poi dalla commissione Affari costituzionali del Senato il 19 ottobre successivo, decadde con la fine della XIII legislatura. Le cose non sono andate meglio nella legislatura successiva.
Dieci anni fa, su richiesta della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, allora presieduta da Luciano Violante, venne interpellata l’Accademia della Crusca. Gli accademici proposero di inserire la formula: che parla di simboli come la bandiera. Poi però non se ne fece niente. Eppure il tema non è irrilevante.
In Europa la maggior parte delle costituzioni ha indicazioni riguardanti l’ufficialità della lingua. Vi sono Stati federali che affermano le lingue ufficiali nell’ambito di un quadro di coesistenza di diversi ceppi linguistici o etnici, come in Svizzera o in Belgio. Per gli Stati derivanti dalla dissoluzione dell’ex-Unione sovietica, poi, l’affermazione della lingua ufficiale ha significato una rivincita, basti pensare alle repubbliche baltiche, che hanno affermato l’ufficialità della loro lingua a fronte di una comunità russa comunque consistente che è stata volutamente ignorata. Alcune costituzioni, come quella ungherese e quella austriaca, tutelano anche la lingua dei segni. Persino lo Statuto albertino del 1848 conteneva un richiamo alla lingua. L’articolo 62 recitava infatti:“La lingua italiana è la lingua ufficiale delle Camere. È però facoltativo di servirsi della francese ai membri che appartengono ai paesi in cui questa è in uso e in risposta ai medesimi”.

L’italiano è il simbolo della nostra identità

Perché è così importante il richiamo espresso all’italiano? La lingua è identità. Ma non solo. Essa ha una ricaduta immediata sui confini dell’appartenenza a una determinata comunità, sulla formazione dei cittadini e la comunicazione, perfino sugli scenari europei ed internazionali. Con questo spirito “identitario”, ma non solo, Paolo Armaroli, docente universitario di diritto costituzionale, si è fatto paladino di una campagna per l’inserimento della lingua italiana in Costituzione – come indicato dall’Accademia della Crusca. La battaglia è – caso raro – bipartisan. Da qui l’adesione di docenti universitari di varia estrazione e l’invito – lanciato da alcuni esponenti di FdI di Genova – di affiancare a questa battaglia quella per l’inserimento in Costituzione dell’inno nazionale di Goffredo Mameli e Michele Novaro. Venerdì 5 febbraio se ne parlerà a Genova in un incontro pubblico patrocinato dalla Fondazione An. Non è che l’inizio. L’augurio è che il campo sia libero dalla chiusure preconcette.

Che cosa scrissero sull’italiano gli accademici della Crusca

Come ebbero a scrivere, nel 2006, a conclusione della loro relazione gli accademici della Crusca, riconoscere l’italiano come la lingua ufficiale della Repubblica italiana “rappresenterebbe il nostro pieno riconoscimento, a distanza di settecento anni, della visione che Dante aveva già offerto della nostra lingua, allora nascente, come lingua non imposta da poteri autoritari ma nata per consenso degli spiriti nobili della “nazione” culturale e accolta e coltivata dappertutto in essa come principio di unione interna, veicolo di cultura nel mondo, forma concreta di rispetto delle diversità. Sul confine dei valori e della memoria nessuno potrà obiettare motivi di … bilancio.