Iran, in 55 milioni voteranno per l’apertura al mondo: incerto il risultato

Gli iraniani, quasi 55 milioni di elettori, hanno cominciato sin da venerdì alle 8, ora locali, a votare per il rinnovo del nuovo Parlamento, il Majlis, e dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo religioso cui spetta il compito di nominare la Guida Suprema. A smentire i timori di astensionismo, la televisione iraniana mostra lunghe file ad alcuni seggi di Teheran sin dal primo mattino. Il leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, è stato tra i primi a mettere la scheda nell’urna, quasi a volere dare il buon esempio. «Consiglio agli iraniani di votare presto e di scegliere i candidati in maniera saggia, una grossa partecipazione rappresenta una sconfitta per i nostri nemici», ha detto l’ayatollah uscendo dal seggio. Anche il leader della lista dei riformisti-moderati, Mohammad Reza Aref, ha già votato. La speranza è quella di scalzare la maggioranza conservatrice-fondamentalista che ha controllato i 290 seggi del precedente Majilis. Il voto – il primo dall’accordo tra Iran, Usa, Ue e Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul programma nucleare e la fine delle sanzioni – potrebbe contribuire e rafforzare, in caso di un’affermazione dei riformisti moderati, la politica di apertura al mondo perseguita dal presidente della Repubblica, Hassan Rohani. Molti candidati riformisti e moderati sono stati però esclusi dalla competizione elettorale dal Consiglio dei Guardiani, l’organismo composto da religiosi e giuristi islamici incaricato di controllare il Parlamento e la sua attività legislativa.

Smentite le voci in Iran sull’astensione: i seggi sono pieni

Difficile prevedere i risultati per il Parlamento: tradizionalmente, nella aree rurali le preferenze vanno ai conservatori, mentre nelle città vi è un voto più favorevole ai riformisti. Appare più scontata invece una maggioranza di tradizionalisti nell’Assemblea degli esperti: di 800 aspiranti per la corsa elettorale, ne sono stati ammessi solo 163 per 88 posti, per lo più di area conservatrice. In alcuni collegi si voterà per un unico candidato. Smentite dunque le voci preoccupate suscitate da un sondaggio condotto su un campione di 36 mila persone dall’Irib, l’emittente della Repubblica islamica iraniana, che riferisce che il 40% dei circa 55 milioni di elettori iraniani potrebbe non recarsi alle urne. Una percentuale alta, superiore persino, qualora confermata, al 37% del 2012, quando i riformisti invitarono la popolazione al boicottaggio delle urne, per protestare contro i brogli elettorali avvenuti nelle presidenziali del 2009 e la dura repressione della Rivoluzione verde. Lo stesso presidente Rohani si aspetta un’affluenza «epocale» nel voto in Iran. Rohani lo ha detto dopo aver votato. «Chiunque sarà eletto, sia in Parlamento che nell’Assemblea degli esperti, sarà da noi rispettato e tutti rispetteranno il voto della maggioranza», ha aggiunto Rohani, egli stesso in corsa per uno dei seggi dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo che dovrà nominare la prossima Guida Suprema.