In Parlamento spunta la “casta” dei grillini: «Spese aumentate del 25%»

La guerra moralizzatrice dei deputati grillini contro la casta si è arenata  sulle sabbie mobili dei rimborsi sostenuti per le spese effettuate durante la permanenza a Roma. Il Foglio, in un’inchiesta dal titolo Visti i bilanci, i grillini si sono “romanizzati” in Parlamento, ha denunciato che rispetto all’ortodossia dei primi tempi i parlamentari della squadra di Grillo si sono adeguatamente adattati allo stile di vita dei loro colleghi e in due anni hanno aumentato le loro spese quasi del 25 per cento.

Le spese dei grillini sono livietate

Sono lontani i tempi in cui appena sbarcati nella Capitale dormivano in tre nei bed&breakfast o si spostavano solo sui mezzi pubblici, denuncia il quotidiano. O ancora avevano il chiodo fisso dei rendiconti e conservavano come reliquie gli scontrini, (è passata  alla storia la vicenda della deputata Roberta Lombardi che aveva lanciato un Sos alla rete perché aveva perso  250 di scontrini).  Ora i tempi sono cambiati. E come scrive Il Foglio i rendiconti continuano a essere fatti,  ma a poco a poco le spese per vivere e fare politica sono lievitate quasi di un quarto, ovvero il 24,6 per cento, attestandosi  su livelli pari a quelli dei deputati della casta: dai circa 5.600 euro di spese mensili del 2013 sono passati ai circa settemila euro dello scorso anno. Per arrivare a queste conclusioni e fare un confronto Il Foglio ha selezionato trenta deputati, un terzo dell’attuale gruppo alla Camera e ha poi messo a confronto le dichiarazioni di spesa sui rimborsi nel trimestre luglio-agosto-settembre 2013 con lo stesso periodo del 2015. A conti fatti l’aumento medio in due anni è stato per l’appunto del 24,6 per cento: da 5.608,67 euro per il 2013  a 6.989,16 euro per il 2015. Certo, ha osservato il quotidiano, qualcuno ha continuato a mantenere un profilo basso, come l’onorevole Bonafede, ma la tendenza va in tutt’altra direzione.

Spendono di più per l’alloggio e per i collaboratori

Tra quelli che hanno speso di più c’è, per esempio, Brugnerotto che ha aumentato la sua spesa dell’84 per cento, con un incremento del 186 per cento per la voce “collaboratori parlamentari”. Così come lo ha fatto Paolo Bernini, quello dei microchip sottopelle,  con un aumento delle spese sempre per la stessa voce dell’85 per cento. Seguono poi l’onorevole Parentela con un più 58 per cento di spese equamente ripartite per tutte le voci. Mentre Busto, impegnato per le battaglie per i diritti degli animali e dei vegani ha speso tra luglio e agosto 2015 rispettivamente oltre undicimila euro e diecimila euro. Come ha documentato Il Foglio gli incrementi di spesa più importanti riguardano  due voci: le spese per i collaboratori e quelle  di alloggio.  Su questa scia l’onorevole Brescia ha registrato un aumento  del 130 per cento per l’alloggio arrivando a spendere 2.200. Per il quotidiano diretto da Claudio Cerasa non c’è «niente di strano, ma solo la testimonianza ennesima che certa retorica d’accatto di rinuncia e pauperismo funziona quando ancora si è vergini dalla realtà». E così si accantona definitivamente l’idea che si possa fare l’onorevole-cittadino con 2.500 euro al mese.