Identificati gli aggressori di Panebianco: tutti militanti dei collettivi rossi

Tutti appartenenti ai collettivi rossi dell’estrema sinistra, militanti duri e puri dell’antagonismo bolognese, ben conosciuti agli investigatori. La conferma dell’identikit degli aggressori di Angelo Panebianco arriva dalla Polizia di Bologna che ha identificato dodici tra i presunti partecipanti ai due blitz contro l’editorialista del Corriere della Sera messo alla gogna alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna per un commento sulla “cultura della sicurezza”. Lunedì scorso il collettivo di estrema sinistra Cua ha impedito a Panebianco di fare lezione al grido di “Assassino, assassino”. Il giorno successivo, martedì, gli stessi studenti-militanti hanno dato vita a una seconda contestazione violenta interrompendo la lezione che Panebianco stava tenendo sul tema “Teorie della pace e della guerra”, alzando uno striscione con la scritta “Fuori i baroni della guerra dall’università” e diffondendo rumori di guerra attraverso le casse stereo.

Identificati gli aggressori di Panebianco

Dalle foto recuperate dagli investigatori sono ben visibili i componenti del collettivo Cua. La Digos è intervenuta all’università dove membri del collettivo Hobo (protagonisti del blitz contro Matteo Salvini nel novembre 2014) erano in presidio dopo il blitz contro Panebianco. Nell’informativa già inviata in Procura ci sono tutti nomi noti. Cinque o sei per l’aggressione di lunedì, 6-7 per quella di martedì. Nelle immagini del blitz di lunedì si vedrebbe tra i protagonisti una delle persone che il 27 novembre del 2012, durante una manifestazione non autorizzata, irruppero nel Rettorato nel capoluogo emiliano e con la forza misero al collo del Rettore Ivano Dionigi un cartello con la scritta “Ivano Dionigi non vuole mettere i soldi”. Motivo per cui il Rettore fu sottoposto allora a misure di tutela. Tra i partecipanti alla contestazione di martedì  non ci sarebbero le figure più note del collettivo Hobo, , che invece figurano tra i cinque oggetto di richiesta di rinvio a giudizio per le altre aggressioni che Panebianco subì, il 14 gennaio 2014 (quando al professore fu imbrattata la porta del suo studio), e nel luglio successivo, quando sempre membri di Hobo gli imbrattarono e murarono lo studio a Scienze politiche.

Il rettore minimizza

Malgrado il crescente clima di violenza e intimidazione all’interno dell’ateneo, il Rettore Francesco Ubertini non si dichiara preoccupato e minimizza. «Quello che è accaduto è grave ma abbiamo 80.000 studenti e qui parliamo di due gruppi che non arrivano a 50», ha detto spiegando che non appena ci sarà l’identificazione dei partecipanti ai blitz, se si rivelassero essere studenti proporrà al Senato accademico sanzioni disciplinari che potranno arrivare fino ad un anno di sospensione.