Idea grillina: «In tv niente spot per i bambini». Ma su horror e porno chi vigila?

E adesso tutti a dormire… prima di Carosello. O giù di lì. Spegnere gli spot durante la programmazione destinata ai minori è l’antidoto individuato da Roberto Fico (M5S) contro il rischio di veleni tv. O meglio, come dallo stesso Fico argomentato, contro il pericolo di «comportamenti consumistici anche compulsivi» che la reclame potrebbe indurre nei soggetti più fragili, e in nome della lotta a «un bullismo da marche»: quello secondo il quale «chi compra certi prodotti acquista anche uno status, mentre chi non ha le marche viene escluso socialmente». Questo, in estrema sintesi, il senso che sottende l’ultima proposta normativa lanciata dal pentastellato presidente della Commissione vigilanza Rai, Roberto Fico, che nel tentativo di normare il rapporto tra tv e minori, ha lanciato lo slogan «Spegniamo la pubblicità nella tv dei bambini». Un progetto ambizioso quanto illusorio e parziale: soprattutto perché, allo stato dei fatti, gli spot rischiano davvero di essere ormai la parte più innocua dei palinsesti…

Fico all’attacco degli spot

Ma davvero Fico, membro del direttorio M5s che, insieme alle deputate Dalila Nesci e Mirella Liuzzi, ha presentato alla stampa la proposta di legge del movimento grillino in materia di tutela dei bambini nell’ambito delle comunicazioni commerciali audiovisive, crede che i messaggi peggiori che la “cattiva maestra tv” suggerisce siano concentrati soprattutto nei consigli per gli acquisti? Sembrerebbe proprio di sì a giudicare dalle considerazioni che – al di là di facili speculazioni ideologiche e pedagogiche, e in barba a dettami firmati Marshall McLuhan quanto all’operato dei tanti persuasori occulti in presitito al piccolo schermo –  hanno accompagnato slogan e presentazione del suo progetto. «La tv può dare grandi opportunità nello sviluppare il senso critico dei bambini, trasferire possibilità d’apprendimento culturale, ma bisogna essere attenti a normare il rapporto fra tv e minori – ha argomentato Fico –. Un bambino non può assolutamente essere considerato un consumatore, dev’essere osservata la sua integrità fisica, psichica e morale». Che dire, allora, della programmazione di prima serata, che tra uno spot da mettere all’indice e l’altro, infila scene di sesso esplicite inserite ormai di default anche nelle fiction destinate a un pubblico familiare (dunque minori compresi)? Per non parlare del concetto di famiglia – a dir poco allargata – che filtra dalle sceneggiature dei titoli di prima serata proposti dal servizio pubblico…

La cattiva maestra tv

E come valutare i messaggi non proprio educativi che trasudano – interruzioni pubblicitarie o meno – dai vari quiz in onda durante il pre-serale, una fascia che vanta sempre di più un target di minori al proprio attivo, dove rispondendo a quesiti da Cruciverba, o semplicemente affidandosi alla fortuna, si possono vincere cifre da capogiro che neppure in una vita di risparmi e sacrifici riusciresti altrimenti a mettere da parte? Perché, insomma, incriminare solo il suggerimento all’acquisto e non il guadagno facile attraverso il quale arrivare a realizzarlo? E chi dice che uno spot faccia davvero più danni del film che va ad interrompere, magari non idoneo a un pubblico di minori ma egualmente trasmesso in prima serata e dunque fruibile anche da parte dei ragazzini? Ma tant’è: il ddl composto da due articoli, che andrebbe a sostituire le parti relative nel testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, vuole vietare a tutte le emittenti televisive, pubbliche e private, di inserire qualunque pubblicità durante le funzioni religiose – il che ha indubbiamente una sua diversa ragion d’essere – e all’inizio, durante o al termine di programmi contenitori rivolti ai bambini fino a 10 anni, e fare divieto di trasmettere spot in cui siano presenti minori fino a 13. Ma davvero c’è chi è convinto che demonizzare e censurare la pubblicità basterà  a ripulire la tv dai messaggi diseducativi e dal trash decisamente poco etico che la inonda?