I magistrati a caccia del patrimonio della fu DC: Renzi ne sa qualcosa?

Chissà se Matteo Renzi sa che fine abbiano fatto i cinque immobili posseduti dalla vecchia De ubicati a Firenze. Potrà sembrare strano, vista la giovane età, ma c’è un filo rosso che collega il premier all’inchiesta della Procura di Roma sul patrimonio scomparso della Balena bianca. I magistrati della capitale, secondo quanto rivelato ieri dal Tempo, stanno indagando su un esposto presentato alla fine di novembre da Angelo Sandri, segretario nazionale pro tempore della Dc, Franco De Simoni, segretario regionale della Dc Lazio e Raffaele Gerenza, presidente dell’Associazione degli iscritti al partito del 1993. Oggetto dell’attività inquirente – spiega “Libero” – la caccia al tesoro dello Scudo crociato, che, come avvenuto per molte delle grandi formazione travolte dalla caduta della prima Repubblica, si è perso per strada nel groviglio senza fine di scissioni, trasformazioni e cambi di nome. «Sussiste il fondato timore», si legge nell’esposto, «che buona parte dei beni e delle risorse patrimoniali della storica e vivente Dc siano confluiti nei partiti di successiva formazione, i cui dirigenti hanno così potuto disporre di ingenti cespiti, senza dichiararli ne riportarli nei rispettivi rendiconti/bilanci».

In ballo ci sono soldi e proprietà per circa un miliardo di euro.

Gli immobili sparsi sul territorio italiano sono circa 120. Di cui 7 a Roma, 9 nella sua provincia, 5 a Firenze, 6 a Trieste, 5 ad Arezzo, 4 a Bologna e 4 ad Ancona. L’ultima traccia di questo patrimonio si ha nel bilancio della Dc del 1993. Poi più nulla. Da allora lo Scudo crociato è stato sballottato attraverso una girandola di sigle. Dal Ppi al Cdu, dal Ccd all’Udc, fino alla Margherita. Ed ecco il legame con Renzi. Nell’esposto viene definita «gravissima» proprio l’operazione con cui il patrimonio della Dc è stato fatto confluire nel 2001 nella formazione politica «La Margherita». Scorrendo la biografia del premier e ricordando i 5 immobili a Firenze il resto viene da se. Renzi, infatti, contribuisce ai Comitati Prodi in Toscana e nel 1996 si iscrive al Partito popolare italiano di cui diventa, nel 1999, segretario provinciale. Nel 2001, dopo la trasformazione del partito, Renzi viene chiamato a coordinare la sezione fiorentina della Margherita e nel 2003 diventa di nuovo segretario provinciale.

Difficile dire che ruolo abbia avuto il premier allora e che cosa fosse a sua conoscenza.

Gli anni e i luoghi della sua prima attività politica da dirigente, però, si intrecciano inesorabilmente con gli sviluppi del presunto scippo dei palazzi della vecchia Dc. Un’operazione, secondo gli autori dell’esposto, assolutamente illegale, considerato che nel 2009 la Corte di Appello di Roma ha stabilito «l’insussistenza di una dimostrata continuità tra la storica Democrazia cristiana, attiva con questa denominazione e il noto simbolo fino al 1994, e il partito della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza». A cascata, secondo i magistrati, tutti coloro che si sono proclamati eredi della Dc hanno rivendicato «una continuità ideale certamente non coincidente con una continuità associativa giuridicamente rilevante». Per i pm non sarà facile ricostruire i movimenti del patrimonio.