«Guadagno troppo»: impiegato onesto restituisce la casa popolare dove vive

Una lezione a chi occupa una casa popolare prepotentemente. A chi rivendica diritti da abusivo. Uno schiaffo morale agli inquilini dell’Affittopoli romana che da decenni godono di alloggi con vista mozzafiato al prezzo stracciato di pochi – pochissimi – euro. A chi, nelle varie amministrazioni locali, ha giustificato socialmente – o anche solo avanzato ipoteticamente – la proposta di regalare alloggi popolari alle famiglie rom sfrattate dai campi nomadi, quando ci sono famiglie italiane bisognose e in lista a pieno titolo da una vita.

Livorno, impiegato onesto restituisce la casa popolare

Una lezione di vita e di stile, insomma, quella elargita da un impiegato cinquantenne di Livorno, che nei giorni scorsi si è presentato nella sede della Casalp e ha restituito le chiavi dell’alloggio popolare, situato nella zona nord della città, tra i quartieri Shangai e Corea, dove da metà degli anni Ottanta viveva con la nonna morta un anno fa. Motivo di tale gesto? Semplice: l’onestà. O meglio, il reddito troppo alto per gli standard previsti per l’assegnazione di quel tipo di appartamento. A riportare la notizia che lascia a dir poco di stucco, è un’edizione de Il Tirreno, che nel raccontare questa incredibile storia, e nel rivisitarne i risvolti inediti, rimarca una volta di più il fatto che l’attribuzione – come la restituzione – di un immobile popolare, che tanto significa e comporta, resti affidata all’iniziativa del singolo. Tutto bene, allora, finché l’iniziativa viene indirizzata nella giusta direzione della moralità individuale e del diritto, decisamente meno quando – come accade il più delle volte- opera invece nella direzione opposta.

Una lezione di stile e di morale

Per una volta, però, ci piace poter parlare di un esempio positivo: del caso dell’integerrimo impiegato livornese che, dopo aver detto addio alla nonna, ha pensato bene di mettere in discussione la sua permanenza nella casa dove aveva trascorso gran parte della sua vita per pura e semplice onestà d’intenti. Come previsto dal regolamento, infatti, al decesso dell’anziana parente, l’uomo era diventato il legittimo assegnatario dell’alloggio ma, a quel punto, rivoltosi alla Casalp, la società pubblica che gestisce gli alloggi popolari in provincia di Livorno, ha chiesto di poter continuare ad abitare la casa avendone il titolo di diritto: ossia acquistandola. Così, non avendo la Regione in programma di vendere quegli appartamenti – e, i più maligni pensano: prima che fosse scoperto che il suo reddito superava la soglia consentita per accedere a determinate agevolazioni – il livornese “modello” ha deciso di consegnare le chiavi affinché l’abitazione fosse destinata a persone più bisognose. «Molto probabilmente – si legge allora su Il Tirreno e, come spiegano fonti interne alla società pubblica – il reddito sopra la soglia consentita dalla legge sarebbe stato scoperto durante l’anno», o comunque, prima o poi; «ma è ovvio che in quel caso i tempi per togliergli l’immobile si sarebbero allungati e di molto. E di conseguenza, anche la nuova assegnazione sarebbe avvenuta in tempi ancora più lunghi». Indubitale, dunque, il beau geste che, oltre al valore dell’onestà, ha avuto il pregio di far scrivere – per una volta – una notizia davvero in controtendenza…