La grande panzana del “pagare tutti per pagare meno” e il caso Ryanair

Attorno al 225 avanti Cristo, un potentissimo terremoto fece crollare una delle Sette meraviglie del mondo antico, il colosso di bronzo eretto all’ingresso del porto di Rodi. Ciò che però spinse alla decadenza la fiorente città-isola dell’Egeo fu un fenomeno ancora più potente di quella scossa tellurica: la tassazione. Per il tributarista e storico americano Charles Adams, la parabola di Rodi è la conferma più evidente di un effetto distorsivo dell’eccessiva tassazione, il cosiddetto “effetto sostituzione”. Un concetto che, se opportunamente popolarizzato, potrebbe funzionare come utile antidoto a fronte di tanto chiacchiericcio sulla pressione fiscale che viene amplificato nel discorso pubblico italiano, a partire dai talk-show televisivi.

“Pagare tutti per pagare meno”: il mantra della sinistra è sbagliato

Andiamo per ordine: gli antichi romani, in guerra con la Macedonia, non perdonarono a Rodi la sua neutralità. Così, una volta sconfitti i macedoni, i senatori di Roma – si legge su “Il Foglio” – decisero di riprendersi alcuni territori dall’isola dell’Egeo e di aprire un porto nell’isola di Délos, vicino a quello di Rodi ma questa volta tax free. “Il traffico commerciale del Mediterraneo orientale aggirò immediatamente Rodi e si ridirezionò su Délos – scrive Adams – II gettito fiscale della prima isola, normalmente pari a un milione di dracme d’argento, calò fino a 150.000 dracme”. Ecco l’effetto sostituzione, per come lo definiscono gli economisti: imposte troppo alte alterano i “prezzi relativi”, e il contribuente è indotto a sostituire il bene o l’attività tassata con un bene o un’attività non tassata. I commercianti sostituirono Rodi con Délos.

Ryanair molla alcuni aeroporti italiani: “troppe tasse”

Duemila anni dopo, si prenda la vicenda di Ryanair: la compagnia aerea irlandese ha annunciato la chiusura di alcuni scali italiani, come Pescara e Alghero, per “l’illogica decisione del governo di aumentare ancora le tasse municipali”. Si possono ipotizzare future trattative dietro le quinte tra Ryanair e Palazzo Chigi, ma intanto, secondo Dario Stevanato, ordinario di Diritto tributario all’Università di Trieste, “questa vicenda dovrebbe far riflettere coloro secondo i quali non esistono ne l’effetto sostituzione ne limiti verso l’alto alla pressione fiscale”. I limiti invece esistono. E quando vengono oltrepassati ci ricordiamo che la prima vittima delle tasse troppo elevate è sempre e comunque – in via di principio – la libertà privata, ma la seconda vittima è la ricchezza.

Diminuiscono i profitti di Ryan Air, diminuiscono gli occupati negli aeroporti, diminuisce la nostra libertà di movimento.

Ci sono i casi più mediatizzati dei ricconi in fuga dall’Europa alla volta di paesi con un fisco meno oppressivo. Tuttavia c’è anche la più silenziosa migrazione interna dei pazienti italiani in cerca di cure mediche migliori: i flussi di persone m uscita dalla propria regione di origine nascono, guarda caso, nelle regioni con la Sanità commissariata (Lazio, Campania, e in maniera più soft Piemonte e Puglia) e quindi con le aliquote Irpef più alte. I pazienti fuggono da dove si è speso di più e peggio in passato, e da dove oggi – nel tentativo di rimediare – si tassa di più. Dal canone Rai ai balzelli aeroportuali, passando per l’Irpef, invece di continuare con la solfa “paghiamo tutti, paghiamo meno”, prendiamo atto che se paghiamo tutti e troppo, saranno sempre meno i cittadini e le imprese disposti a pagare.