Giorgia Meloni sfida Renzi: «Cambia la legge sull’utero in affitto e la votiamo»

La battaglia sulle unioni civili in corso in parlamento entra nel vivo degli affondi sul web: e su Twitter la leader di FdI, Giorgia Meloni, assesta l’ultima stoccata al premier Renzi. Il quale, attraverso la sua newsletter settimanale rivolta agli iscritti del Pd, solo poche ore fa tuonava contro la melina in Aula, non risparmiando colpi sotto la cintura contro la pratica dell’utero in affitto. A stretto giro, dunque, è arrivata la risposta social – e la provocazione politica – della numero uno di FdI.

Giorgia Meloni stana il premier Renzi

E così, mentre da un lato all’ultimo vertice del Partito democratico il premier è tornato a ribadire la «determinazione ad andare al voto con la legge Cirinnà così com’è» – senza modifiche, concessioni o aperture al dialogo e alla trattativa parlamentare – dall’altra, nel suo diario di bordo dem rivolto agli iscritti Pd Renzi dice di schierarsi apertamente contro l’utero in affitto. «La stragrande maggioranza degli italiani, pare di capire anche in Parlamento – scrive il presidente del Consiglio –  condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando, mi sembra ingiusto. In Italia tutto ciò è vietato – ha concluso – ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare», ha quindi chiosato il presidente del Consiglio smarcando a destra i suoi colleghi di partito.

La Meloni smaschera il bluff dell’utero in affitto del premier

Un bluff? Se così è Giorgia Meloni seduta al tavolo verde della partita parlamentare è decisa ad andare a vederlo e, nel caso, a smascherarlo. Così, a stretto giro dalla Enews renziana, la Meloni riparte proprio dalla missiva digitale provando a stanare il premier in retromarcia almeno su un punto. «Se Renzi fa sul serio sull’utero in affitto lo dimostri: renda il reato perseguibile in Italia anche quando commesso all’estero. Noi di Fratelli d’Italia pronti a votarlo», ha postato allora la sua provocatoria replica social il presidente di FdI sul suo profilo Twitter. Altro che “meline” e determinazione a chiudere con la versione del ddl “così com’è”: la Meloni punta dritto contro l’ipocrisia – emersa davvero troppo spesso in queste ultime settimane – di posizioni ondivaghe e trattative partitiche, centrando nel mirino della rivendicazione e della discussione parlamentare il controverso tema della gravidanza surrogata che, con il ddl Cirinnà, c’entra eccome: perché l’approvazione del testo attuale porterebbe all’adozione praticamente automatica del bambino, possibilmente generato all’estero con l’utero in affitto, da parte del partner dell’unione civile. Una pratica che la Meloni ha sempre ribadito con decisione quanto e perché vada davvero combattuta fino in fondo, e sconfessata giuridicamente e politicamente. Una battaglia di civiltà prima ancora che morale, per sconfiggere la quale occorre serrare i ranghi e rafforzare l’impegno. Compreso, evidentemente, quello bipartisan. Laddove si rivelasse reale e concreto.