Il futuro delle adozioni gay è in mano ad Alfano. Ora è questione di… “quid”

Ammontano a 99 i senatori che si sono iscritti a parlare per la discussione generale sul ddl Cirinnà, meglio noto al grosso pubblico come il testo sulle nozze e le adozioni gay. Segno inequivocabile che i roboanti proclami di Matteo Renzi circa la rapida approvazione del provvedimento cominciano ad incontrare i primi incagli. Che questi poi possano addirittura trasformarsi in ostacoli fatali per il premier è materia tutta da scoprire. Quel che è certo è che nell’aula di Palazzo Madama il vero protagonista è il nervosismo.

Alfano può costringere Renzi a stralciare lo stepchil adoption

Il buon margine (ma comunque inferiore rispetto alle aspettative del capogruppo renziano, Luigi Zanda) con cui la neo-maggioranza Pd, Sel, M5S ha superato lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità può rivelarsi un ingannevole gioco di specchi. Tra i catto-dem, cinque, sono già usciti allo scoperto votando contro e l’intervista sul Mattino del più rappresentativo tra di loro, l’ex-ministro Beppe Fioroni, ha aggiunto altra benzina sul fuoco. Nella maggioranza è sempre aperto il fronte aperto da Angelino Alfano, che in un’intervista a Repubblica ha chiesto la cancellazione dello stepchild adoption e l’eliminazione di qualsiasi equiparazioni delle unioni omosessuali al matrimonio riconosciuto dall’art. 29 della Costituzione. Richiesta ribadita al termine di un serrato incontro nel gruppo parlamentare dove sono emerse non poche spaccature. A fronte di un Fabrizio Cicchitto, che spinge per l’approvazione tal quale del testo Cirinnà, salvo qualche lieve modifica, c’è una folta schiera guidata da Maurizio Sacconi che invece chiede al partito di risintonizzarsi con il Family day e bocciare “senza se e senza ma” il ddl. Al centro gli alfaniani, sempre più consapevoli che avanzare una richiesta di stralcio di norme ritenute incompatibili con i propri valori senza collegarvi la decisione di ritirare il sostegno a Renzi qualora questi decida di surrogare il Ncd con il M5S, equivale al autocertificare la propria irrilevanza politica.

Il marxista Vacca: «Dal Family day giuste preoccupazioni»

Tanto più che sul punto sembrano essersi svegliati anche quei vescovi, come il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ritenuto molto in linea con il “nuovo corso” sociale di Papa Bergoglio, che in un’intervista alla Stampa ha esortato il Parlamento a non affrontare il tema delle unioni e delle adozioni gay  «in maniera strabica e ideologica». Ancora più esplicito sul Family Day di sabato scorso: «Un’esperienza certamente positiva». Ma la manifestazione del Circo Massimo fa discutere anche a sinistra. «Quella folla esprime un modo di vedere la famiglia che appartiene a una vasta parte della società italiana», ha spiegato dalle colonne del Corriere della Sera un filosofo marxista come Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione istituto Gramsci. Pur dicendosi convinto che «sia un bene che la legge sulle unioni civili passi», Vacca  avverte che «si deve risolvere il nodo della stepchild adoption: trovo fondate le osservazioni di chi dice che può essere un modo surrettizio per introdurre la maternità surrogata, l’utero in affitto». Alla domanda se abbiano quindi ragione i manifestanti del Family Day, l’ex membro del Pci, replica: «Sul punto sì, il problema c’è».