La fuga del Pd sulle adozioni gay rivela tutta l’inconsistenza dei Renzi-boys

Sarebbe questa – “giovani turchi”, Renzi boys alla Scalfarotto, madonnine alla Boschi – la nostra meglio gioventù, la nuova classe dirigente d’Italia? Gentarella che sproloquia di diritti, di Costituzione, di riforme ma che una volta di fronte ai veri tornanti della politica ha la stessa resistenza di un gelato in un forno a microonde. Prova ne sia la loro ridicola fuga sul testo delle adozioni gay che ha impietosamente svelato l’inconsistenza di questa cricca al potere. Convinti di vincere facile, si sono ritrovati ad implorare un time-out di sette giorni che ora rimbomba su quel testo come un sinistro rintocco di campane a morto. Una dura lezione per lo stesso Renzi che imbaldanzito com’era dai tentennamenti del tremulo Alfano, dagli scricchiolii di Forza Italia, dal Verdini “gran riserva” e dal soccorso a Cinquestelle, cominciava già a sentirsi come Napoleone prima della battaglia di Marengo e a pregustare il trionfo che tempo una settimana lo avrebbe condotto nel pantheon della sinistra post-ideologica come il vindice della causa gay nella terra del Papa. Ma non era Marengo, era Waterloo. Come il grande Còrso, anche il Napò di Rignano è stato tradito dal terreno dello scontro. Già, perché il Nostro si era davvero convinto che gli italiani non vedessero l’ora di brindare al varo di nozze e adozioni gay quando, in realtà, a pretenderle sono solo sparute minoranze vocianti spalleggiate da pseudo-élite sfasciste e irresponsabili. Calcolo sballato, che ha indotto Renzi a sommare pere a mele, famiglie vere e unioni omosex con una determinazione che avrà fatto pensare a più di qualcuno «però…che tempra, il giovanotto». Ma era arroganza, non coraggio. Solo per arroganza Renzi ha scambiato i capricci contro natura di lesbiche e trans per il grido di dolore di un’intera nazione e il carnevale arcobaleno di Sanremo per le Cinque Giornate di Milano. E così ha incassato la sua prima sconfitta. Ma il brutto per lui deve ancora arrivare. È solo questione di tempo. Anche perché Renzi era stato avvertito di non impiparsene del Family day e del sentimento religioso. Non dal cardinal Bagnasco, ma da un filosofo marxista come Giuseppe Vacca, uno cresciuto in un sinistra che aveva il culto del Quarto Stato, non l’assillo del terzo sesso. Speriamo ce ne siano altri, qualcuno in grado di smascherare il bluff di un premier che gioca a fare il decisionista ma che in realtà sforna solo pasticci e rinvii. Magari rispolverando un vecchio detto che i siciliani usano quando si accorgono di aver sopravvalutato qualcuno: «Cumpariguallèra era, no cugghiuni»