Un figlio come Vendola: ecco i siti dove comprare un bebè su misura 

 

Quanto compiuto da Nichi Vendola e dal suo compagno Eddy Testa con la nascita di Tobia Antonio in una clinica californiana, ha scoperchiato indirettamente il mondo sommerso della compravendita di bambini su misura. La pratica dell’utero in affitto è ormai un business internazionale. A maggio dell’anno scorso si è tenuta a Bruxelles, la prima fiera internazionale dedicata alle coppie gay che vogliono avere figli. L’associazione Men Having Babies (Mhb, uomini che hanno bambini) ha organizzato per la prima volta «nel cuore dell’Europa la più grande conferenza dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli». La notizia è stata pubblicata dal settimanale cattolico Tempi.it che ha rivelato i dettagli della conferenza. Uno dei relatori ha spiegato che è possibile selezionare con supplementi di prezzo il sesso del nascituro, il colore della pelle, i test genetici e gli embrioni». Ma quanto si viene a spendere in tutto? A seconda dei «supplementi di prezzo», un bambino “chiavi in mano” costa dai 60 mila ai 150 mila euro. Su questo argomento, il conduttore di Virus Nicola Porro ha dedicato uno dei suoi interventi quotidiani su Youtube.

Vuoi un figlio come Vendola? Le offerte dei russi per gli italiani

Il facoltoso aspirante padre che non ha tempo per andare alle fiere internazionali del bebè su misura, può ricorrere a google. Non è difficile reperire dei siti in lingua italiana che forniscono il servizio, pacchetto completo. Da uteroinaffitto.com a maternità surrogata.  Uno dei più noti è Surrogacymed. «Nel prezzo dei contratti che offriamo ai nostri clienti sono già compresi i costi dei servizi di selezione, il compenso finale e il mantenimento mensile della mamma surrogata», si legge sulla home page del sito. «La nostra società è uno dei centri medici di tecnologie riproduttive artificiali più prestigiosi di tutta la Russia». Il sito, che è intestato ad Alexey Krutko, è quindi una vetrina come quella di un autosalone, per acquirenti facoltosi. Singolare il fatto che tutto ciò accada nella culla del comunismo. A conferma della battuta che circola più di tutte, in queste ore sul web. «Un tempo i comunisti mangiavano i bambini. Ora li comprano».