La Fed alza i tassi e mette a nudo la debolezza del sistema finanziario

La recente inversione di tendenza sul mercato monetario della FED, la Banca centrale americana, con l’innalzamento dei tassi di interesse, oramai orientati sistematicamente al ribasso dal 2008, ha messo a nudo alcuni punti di debolezza del sistema finanziario mondiale. In primo luogo, il sistema bancario, colpito da una crisi del settore reale dell’economia che non sembra voler veramente passare e, in secondo luogo, l’assenza d’investimenti alternativi al mercato dei capitali che dimostrino una seria redditività. Sul primo punto, certamente, il mercato italiano evidenzia una particolare sofferenza. Va notato, infatti, che tra tutti i mercati di capitale sotto attacco, la borsa italiana si è dimostrata più sensibile anche per la presenza di un consistente numero di società bancarie in essa quotate, che amplificano non di poco le oscillazioni dell’indice. Ciò premesso però, veniamo al punto del problema: la presenza di un mercato dell’offerta di capitali che non ha validi concorrenti al mercato di borsa. Fino a qualche decennio fa, infatti, gli investimenti infrastrutturali o immobiliari rappresentavano una valida alternativa al trading. Oggi, il panorama è cambiato e gli stati nazionali sono alle prese con problemi di bilancio che non consentono, secondo la volgata di provvedere al bisogno.

Fed, Borse e attacchi ai gruppi bancari

Vediamo, in estrema sintesi, le conseguenze che ciò determina, segnalando come il problema non coinvolge solo il mercato al retail  ma soprattutto i grossi investitori, per cui la questione assume una rilevanza non trascurabile. Infatti, l’eccesso di liquidità in cerca di rendimento e la mancanza di vere alternative all’investimento nei mercati di borsa, alimenta, di per sé, la speculazione. Protagonisti sono, in particolare, gli hedge fund  che danno vita ad attacchi mirati a colpire i soggetti che evidenziano, in tale contesto, le posizioni più deboli. Essi assumono, pertanto, una funzione di leader, che in realtà non gli competerebbe. Cosi si spiegano (facilmente) gli attacchi contro importanti gruppi bancari, già indeboliti  da una serie di ripetute crisi, quali, ricordiamo si sono susseguite (con brevi interruzioni) ed hanno avuto origine dalla crisi dei mutui sub-prime del 2008, poi alimentata dalla crisi dei debiti pubblici dei cosiddetti P.I.G. (2010- 2011), per non tralasciare la crisi cipriota del 2013. In estrema sintesi, il peggioramento delle condizioni generali dell’economia, hanno avuto l’effetto di erodere i margini di profitto degli intermediari bancari, riducendo sia i ricavi derivanti dai servizi che quelli relativi ai tassi di interesse e rendendo, dunque, tali soggetti le prime vittime della furia degli fondi speculativi.

Fed, un messaggio ai mercati finanziari

Riassumendo, la tanta liquidità, oltre ad avere l’effetto di abbassare il costo del denaro ha contribuito, certamente, ad alimentare la speculazione che si è indirizzata sul mercato delle borse valori. Tuttavia, ciò non è tutto. Se l’attacco speculativo è sufficientemente duraturo, infatti, questo è in grado di generare un risultato automatico conosciuto come effetto palla di neve. Spieghiamo il fenomeno. Se una società viene attaccata, la sua reazione immediata (e quella dei fondi pensionistici che hanno in pancia i titoli del soggetto sotto attacco) è quella di vendere tali titoli. E così, secondo noi, è accaduto. Peraltro, a contribuire all’altalena va considerata, la prevalenza nell’attività di trading di operazioni automatizzate. Va, infatti, per inciso, osservato che quasi il 70% del trend giornaliero mondiale è algoritmico, ovvero, al superamento di parametri prefissati, si innestano gli ordini di vendita o di acquisto. Inutile rilevare come nel brevissimo e breve periodo sia impossibile ritoccare gli algoritmi citati. L’innesto della miccia, a nostro modo di vedere, è stata la decisione della FED di alzare i tassi di interesse, che ha  lanciato un preciso messaggio al mercato:  il tempo delle vacche grasse è finito.