La fatwa dell’Occidente contro lo scrittore che osa criticare l’Islam

Lo scrittore algerino Kamel Daoud, autore de Il caso Meursault (in Italia tradotto da Bompiani), è stato duramente attaccato su Le Monde con un appello firmato da 19 studiosi che lo accusano di alimentare i fantasmi dell’islamofobia per le cose dette dopo la notte di Colonia. Per Daoud è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di qui l’annuncio: abbandono il giornalismo. In Francia, a suo avviso, è impossibile bucare il muro conformista che obbliga tutti gli intellettuali ad esprimere un “pensiero unico” su migranti e musulmani.

Opinioni scomode sull’Islam

Interpellato dal Corriere della sera Kamel Daoud spiega: “Ho dato molto in questi anni, ho scritto tanto, ho cercato di impegnarmi. Ma le pressioni sono troppo forti: in Algeria gli islamisti mi lanciano la fatwa, e adesso in Occidente c’è chi mi accusa di islamofobia. È un insulto immorale, un’inquisizione. In Francia è diventato troppo difficile esprimere le proprie opinioni». Kamel Daoud scrive sul  Quotidien d’Oran da oltre vent’anni, ma pubblica anche su Le Monde e sul New York Times. Ma quali sono le opinioni scomode espresse dallo scrittore? “Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre – spiega sempre sul Corriere Stefano Montefiori – Daoud ha scritto per il New York Times un memorabile pezzo di denuncia sull’Arabia Saudita, un Isis che ce l’ha fatta, e sugli stretti legami che la Francia e l’Occidente ancora intrattengono con l’oscurantista regime wahabita. Il 31 gennaio poi lo scrittore algerino ha pubblicato un lungo articolo su Le Monde a proposito dei fatti di Colonia… ha osato parlare della miseria sessuale degli uomini e della condizione della donna nel mondo arabo”. “Nel mondo di Allah – è il pensiero di Daoud- il sesso rappresenta la miseria più grande. Al punto da dare vita a un porno-islamismo a cui i predicatori ricorrono per reclutare i propri “fedeli”, evocando un paradiso che più che a una ricompensa per credenti somiglia a un bordello, tra vergini destinate ai kamikaze, caccia ai corpi nei luoghi pubblici, puritanesimo delle dittature, veli e burka. L’islamismo è un attentato contro il desiderio”. Un mettere il dito nella piaga di certe distorte interpretazioni del Corano, che non è piaciuto agli intellettuali francesi che hanno messo Kamel Daoud sul banco degli imputati. Un atteggiamento che l’interessato trova intollerabile, respingendo le lezioni che arrivano dai “caffé parigini”. Meglio il silenzio di un processo in cui è impossibile difendersi.