Family day all’attacco: “I cattolici non si riconoscono più nel PD”

27 Feb 2016 8:32 - di Redazione

«Al Circo Massimo c’erano molti elettori del Pd…». Il giorno dopo l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, il pensiero di Massimo Gandolfini, portavoce del Family day, toma alla manifestazione dello scorso 30 gennaio. Matteo Renzi canta vittoria: «Ha vinto l’amore». «Io quel giorno me li ricordo, gli elettori del Pd in piazza». E questo cosa c’entra con il voto di giovedì scorso? «Al capo del governo faccio presente con questi elettori del Pd, da due giorni, hanno un forte mal di pancia», spiega a “Libero”.

«Gli elettori Pd presenti al Family day non si riconoscono più in Renzi».

«Sulla legge Cirinnà gravano tre profili di incostituzionalità che saranno valutati dalla Corte costituzionale. Renzi ha fatto la sua scelta: se ne assumerà le responsabilità. La democrazia non funziona così». Su cosa si fonda il ricorso alla Consulta? «Sulla violazione degli articoli 29, 72 e 87. Il maxiemendamento non ha passato un solo minuto nella commissione competente. Inoltre, essendo stato blindato dal presidente del Consiglio, il ddl è diventato di fatto un testo di iniziativa governativa per il quale, però, è richiesto l’avallo del Quirinale. Tutto questo non è avvenuto; Renzi ha preferito procedere con arroganza, facendo scempio della democrazia».

“Voteremo NO al referendum: “Renzi ce ne ricorderemo”…

Così avete promesso vendetta al referendum costituzionale di ottobre. «Confermo: voteremo no alla riforma. Del resto l’avevamo già annunciato con lo striscione “Ce ne ricorderemo”…». Già. Ma che c’entrano le unioni civili con la riforma della Carta? «Se queste forzature costituzionali sono avvenute con il bicameralismo perfetto, cosa potrebbe succedere con un Senato di fatto abolito e una Camera espressione di una maggioranza bulgara?». State pensando anche a raccogliere le firme per il referendum abrogativo? «Può essere una soluzione, ma solo come extrema ratio. I tempi, tra stesura dei quesiti, raccolta delle firme e vaglio di ammissibilità da parte della Corte di Cassazione, sarebbero troppo lunghi. Abbiamo bisogno di rendere concreto il nostro disaccordo in tempi molto brevi».

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